Sono 7 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Campobasso sulla presunta e illecita condotta di annullamento di biglietti e abbonamenti relativi al trasporto pubblico locale al fine di far risultare meno incassi da parte della società di trasporti e ottenere un maggiore contributo a titolo di compensazione dalla Regione Molise. Si tratta dell’amministratore e di sei dipendenti di una nota ditta del tpl locale – la Sati – all’epoca dei fatti contestati, dal 2019 al 2024. Il decreto di sequestro preventivo è stato notificato a dicembre scorso: secondo gli inquirenti, che indagano per truffa allo Stato, frode nelle forniture pubbliche e appropriazione indebita, sarebbe di circa 800mila euro l’importo sovrastimato derivante dalla mancata dichiarazione di una serie di somme incassate e poi liquidate dall’Ente regionale che, da contratto, è chiamato a compensare l’eventuale differenza tra costi sostenuti per il servizio pubblico (chilometri percorsi, ecc.) ed entrate (biglietti e abbonamenti). Nella sostanza, sempre stando alla ricostruzione investigativa, numerosi biglietti e abbonamenti acquistati dagli utenti venivano annullati arbitrariamente, costituendo di fatto uno storno dell’incasso per i titoli citati. Gli inquirenti, nel corso delle indagini coordinate dal pm Anna Rita Carollo, avrebbero ascoltato alcuni utenti, che avrebbero negato di aver operato tale annullamento. In particolare la testimonianza di una ex dipendente – che, tra le altre cose, avrebbe raccontato di essere stata invitata a bruciare delle carte contabili – avrebbe costituito uno dei principali spunti investigativi per le Fiamme Gialle, al fine di cercare di capire cosa sia realmente successo negli ultimi anni. Nel mirino sarebbe finita anche un’app che, sempre secondo i militari, avrebbe inficiato la corretta contabilizzazione delle somme. Gli indagati hanno ricevuto il mese scorso la “visita” dei finanzieri, che hanno sequestrato in un caso la somma di circa 106mila euro, che pare fosse contenuta in alcune casseforti nell’abitazione familiare di uno dei soggetti coinvolti. Somma che era divisa in banconote da 50 e 100 euro, in diversi casi contenute in buste riportanti il nome dell’azienda. La difesa si è mossa sin da subito per fare chiarezza e respingere tutta una serie di contestazioni sollevate dalla Procura. Il Tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Enrico Di Dedda, ha accolto il ricorso dell’indagato a cui è stato disposto il sequestro delle somme, la cui difesa è curata dall’avvocato Nicola Cerulli, il quale ha impugnato la convalida del sequestro firmata dal gip Silvia Lubrano. L’iniziale provvedimento, afferma la difesa, è stato eseguito in violazione di legge in quanto andava preventivamente richiesto al giudice e non fatto convalidare successivamente, né poteva essere fatta leva sull’urgenza, visto che la contestazione faceva riferimento ad anni precedenti. Inoltre le somme, continua la difesa, non erano di pertinenza del fatto reato ed erano appartenenti all’intero nucleo familiare, non solo – eventualmente – all’indagato. Infine, le banconote, se fossero state ritenute oggetto di incassi non contabilizzati, sarebbero dovute essere state rinvenute da 5, 10 e 20 euro, compatibili con gli incassi dei biglietti, e non da 50 e 100 euro; né sarebbero dovute trovarsi in parte in buste con il nome aziendale, se ci fosse stata davvero l’intenzione di avvalersi di un ingiusto vantaggio. Su tanti punti, dunque, andrà fatta ancora chiarezza.
lunedì 26 Gennaio 2026 - 08:29:01 AM
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