Le barbarie non vanno mai dimenticate. Anche se il desiderio e la tentazione di mettersi tutto alle spalle sono sempre in agguato. Primo: perché non bisogna mai dimenticare di cosa è capace l’uomo, a prescindere dalla nazione o dal contesto storico. Secondo: perché quelle barbarie non costituiscono un caso isolato nella storia, ma in forme e luoghi diversi finiscono per ripetersi. La Shoah è stato il genocidio più drammatico, pesante, emblematico del secolo scorso, a cui ne sono seguiti altri. La Shoah è stata l’eliminazione del diverso, in particolare lo sterminio (nelle intenzioni dei nazisti) degli ebri (circa 6 milioni di vittime tra il 1941 e il 1945!), oltre che di dissidenti politici, omosessuali, Rom, Sinti, Jenisch, testimoni di Geova, persone con disabilità mentali o fisiche. Quelle azioni disumane vanno ricordate, studiate, riaffrontate. Deve costituire uno dei punti più bassi della storia dell’umanità, la cui evoluzione le ha consentito di diventare tanto intelligente quanto spietata.
Il Giorno della Memoria è stato designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine della Shoah. Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quella data nel 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nell’operazione Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Pallante: “Monito per ogni generazione successiva”
Il presidente del Consiglio regionale, Quintino Pallante, in occasione del “Giorno della Memoria”, istituito con legge n. 177 del 2000, ha dichiarato:
“La decisione del Parlamento italiano di istituire il “Giorno della memoria” nella data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e quindi dell’apertura al mondo di ciò realmente fu la cosiddetta “soluzione finale” operata dai nazisti ai danni del popolo ebraico e di ogni categoria sociale non gradita al regime, oppositori politici, zingari, portatori di handicap, omosessuali, rappresenta un monito ad ogni generazione successiva affinché nessuno perda il ricordo di quei fatti, di quella follia, di quell’estremismo che portò ad un genocidio di proporzioni mai viste prima nella storia. Mai, infatti, l’uomo aveva organizzato con leggi e con un vero e proprio sistema industriale, particolarmente efficace ed efficiente, l’espoliazione prima, di ogni diritto di milioni di persone, quindi, la loro deportazione poi, in altri luoghi da quelli di residenza per giungere, dunque, l’annientamento nei compi di sterminio, dando compimento alla “soluzione finale”. Un’organizzazione che purtroppo vide tra i tanti operatori non solo individui fortemente politicizzati o ideologizzati con propensioni magari sadiche, ma anche persone comuni, dimostrando quella triste “banalità del male” di cui scriveva Hannah Arendt. Una CULTURA della MORTE e della PREVARICAZIONE, quella scaturita da un odio razziale portato all’estremo, alla quale le democrazie che nacquero dalle macerie della Seconda guerra mondiale, tra cui la nostra, seppero contrapporre la CULTURA della VITA e della TOLLERANZA. Ma questo tipo di cultura è frutto di un’evoluzione filosofica, valoriale, politica, scientifica e civile che è tanto forte nella portata ideale quanto debole nella possibilità di essere attaccata, oscurata e manipolata, da spinte totalizzartici, ideologizzate politicamente e estremizzate religiosamente che si manifestano sistematicamente nel susseguirsi delle epoche storiche in diverse società o paesi, generando differenti influssi nella loro vita quotidiana e sociale. L’antisemitismo, ad esempio, è riemerso tante volte nella storia dell’umanità a seguito di momenti di condanna e di creazione di sistemi di multiculturalismo nella nostra Europa come in altre parti del mondo. In questi mesi abbiamo assistito purtroppo al riemergere di tali sentimenti a seguito del conflitto a Gaza. Una lettura di parte se non superficiale di quel conflitto ha portato ad episodi di antisemitismo, come quello verificatosi sulla spiaggia australiana ai danni di civili ebraici e in altre parti dell’Occidente. Il Giorno della Memoria, quindi, deve servirci anche a tenere alta l’attenzione affinché i germi che portarono maldestri slogan lanciati in sparute manifestazioni nella Germania degli anni ’20 e 30’ del ‘900 all’orrore dell’efficiente “macchina della morte” dei forni crematori degli anni ’40 in varie parti del nord Europa, non abbiano a ripresentarsi e a corrompere il corpo sano delle nostre società. Tutti, istituzioni, mondo della cultura, della scuola, della scienza, delle arti e delle professioni, oltre che del sindacato, fino ad arrivare ad ogni singolo cittadino, dobbiamo sentirci impegnati in prima linea nel portare aventi e nel difendere la cultura della vita e della tolleranza, in una prospettiva di interpretazione autentica degli elementi realmente fondanti le realtà nazionali del cosiddetto “mondo libero”, tra cui non ultima quella italiana: giustizia, libertà e concordia. Il Consiglio regionale è impegnato fortemente in questa battaglia di civiltà e giustizia operando, per quanto di sua competenza nella stesura di leggi e nella elaborazioni di programmazioni, con decisione e convinzione, per ribadire, in ogni occasione utile, il suo no ad ogni forma di antisemitismo e di prevaricazione di ciascun cittadino, singolo o associato, quale che siano le sue condizioni fisiche, le sue convinzioni ideologiche, la sua fede religiosa, i suoi orientamenti sessuali, la sua cultura oltre che, ovviamente, la sua razza e la sua etnia”.
Patriciello: “Mantenere vivo il ricordo di quell’orrore”
“Saper riconoscere gli orrori della storia è il primo passo per evitare che accadano di nuovo. Dobbiamo saper mantenere vivo il ricordo di un orrore che ha rappresentato una delle pagine più buie della storia dell’Europa del Novecento. L’ideologia criminale che generò l’abominio dell’Olocausto e delle leggi razziali è una ferita al concetto stesso di civiltà: un monito perenne per tutti coloro che sottovalutano l’importanza del mantenimento della pace e della giustizia tra i popoli. Auschwitz, infatti, non rappresenta soltanto la sconfitta della ragione umana e la sofferenza del popolo ebraico: è la distruzione di ogni forma di dialogo, il fallimento politico di un’intera generazione. È dovere di tutti non dimenticarlo mai, soprattutto in periodi bui come quello che stiamo vivendo, in cui l’antisemitismo militante sembra aver ripreso la sua inquietante e pericolosa spinta ideologica”.
Queste il messaggio di Aldo Patriciello, europarlamentare e membro del Gruppo Patrioti per l’Europa, in occasione della Giornata della Memoria.
In occasione della Giornata della Memoria, il Comune di Termoli si illuminerà di giallo come segno di raccoglimento, riflessione e rispetto verso le vittime della Shoah.
Comune di Termoli illuminato di giallo contro l’indifferenza
Il colore giallo richiama la stella imposta agli ebrei durante le persecuzioni nazifasciste e diventa oggi un simbolo di memoria, consapevolezza e impegno collettivo affinché l’orrore dell’Olocausto non venga mai dimenticato.
«Illuminare il Comune di giallo – dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali Mariella Vaino – significa accendere una luce contro l’indifferenza, ricordare milioni di vite spezzate e ribadire con forza i valori della dignità umana, della libertà e del rispetto. La memoria non è solo ricordo del passato, ma responsabilità quotidiana verso il presente e il futuro, soprattutto per le nuove generazioni».
L’Amministrazione comunale invita tutta la cittadinanza a fermarsi, riflettere e partecipare a questo momento simbolico, affinché la memoria diventi coscienza viva e condivisa.
Per non dimenticare, Mai.
Gravina: “Ricordare è atto di responsabilità collettiva”
“Ci sono anniversari che non possono diventare rituali vuoti. Il Giorno della Memoria non è un esercizio di ricordo, ma un atto di responsabilità collettiva. Non ci invita solo a voltare lo sguardo verso ciò che l’umanità è stata capace di fare a sé stessa, ma a misurare ciò che siamo oggi.
La Shoah ci obbliga a interrogarci sul confine sottile tra civiltà e barbarie, tra leggi che proteggono e leggi che discriminano, tra cittadinanza ed esclusione. È un confine che, quando si assottiglia, non si nota mai all’inizio. Inizia da parole leggere, da semplificazioni, da categorie create per dividere. Da una politica che smette di essere servizio e diventa tifoseria.
E in questo percorso di consapevolezza, c’è un elemento che non possiamo dimenticare: la carne e le ossa dei sopravvissuti sono diventate testimonianza vivente e perpetua di quanto accaduto. Quelle voci, quei corpi segnati, hanno portato con sé il dolore delle vittime e lo hanno consegnato al mondo, rendendo impossibile distogliere lo sguardo. La loro presenza ha trasformato la Storia in esperienza umana, diretta, non aggirabile.
Oggi, mentre il mondo torna a parlare con leggerezza di “nemici”, mentre guerre e disuguaglianze alimentano nuove paure, ricordare significa riconoscere ogni volta i segnali d’allarme: l’indifferenza, la disumanizzazione, la rinuncia al pensiero critico. E significa ribadire che i diritti non sono un’eredità garantita, ma un impegno quotidiano.
Il Giorno della Memoria non è quindi soltanto un tributo alle vittime dell’Olocausto. È un invito a restare vigili. A difendere la verità storica. A non permettere che si normalizzino il razzismo, l’odio o la negazione dell’altro. A costruire istituzioni che non cedano alle scorciatoie della paura.
La memoria non ci chiede di guardare indietro.
Ci chiede di guardare meglio il presente.”




