Cosa possono raccontarci ossa fossilizzate e antichi frammenti di DNA sulle origini dell’uomo? E come le più moderne tecnologie mediche possono aiutarci a rispondere a queste domande?
Sono questi gli interrogativi che hanno guidato la giornata di studio ospitata ieri dalla Fondazione Neuromed, nell’ambito dell’International Erasmus Mundus Master in Quaternary and Prehistory. Un incontro che ha messo in dialogo archeologia, genetica e imaging avanzato, offrendo agli studenti l’opportunità di esplorare l’applicazione delle metodologie scientifiche più avanzate nello studio dell’evoluzione umana.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di creare un ponte tra discipline diverse, mostrando come strumenti propri della medicina possano essere applicati all’indagine antropologica e archeologica. “Questo corso – dice il dottor Vincenzo Giambarbara, Centro Studi Antropologici della Fondazione Neuromed – nasce per creare un confronto tra una realtà di ricerca consolidata e il nostro centro studi, con l’obiettivo di sviluppare collaborazioni utili sia per i ricercatori che per gli studenti”.
I partecipanti hanno affrontato diverse discipline, tra cui l’antropologia fisica, la paleontologia, l’archeologia forense e la bioarcheologia, con particolare attenzione alle metodologie di analisi avanzata applicate ai reperti scheletrici. L’integrazione tra ricerca archeologica e tecnologie mediche è uno degli aspetti su cui si è concentrato l’evento che, come spiega la professoressa Marta Arzarello, dell’Università di Ferrara, “Mira a mostrare come le conoscenze acquisite nel master possano avere applicazioni concrete anche nel mondo della ricerca lavorativa. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Neuromed, gli studenti hanno potuto confrontarsi con metodologie di analisi avanzate, integrando la formazione tradizionale con l’uso di tecnologie mediche”.

Un aspetto centrale è stato lo studio delle strutture interne dei reperti scheletrici attraverso l’uso della tomografia computerizzata e delle analisi genetiche, strumenti che permettono di ottenere informazioni dettagliate senza danneggiare i materiali studiati. “Le tecniche mediche permettono di indagare le strutture ossee senza danneggiarle – spiega la dottoressa Julie Arnaud, dell’Università di Ferrara – Questo è fondamentale per studiare reperti rari e comprendere meglio le relazioni di parentela tra le specie umane estinte, formulando anche ipotesi sullo sviluppo di capacità cognitive come il linguaggio”.
L’analisi genetica ha rappresentato un altro punto chiave del corso, mostrando come lo studio del DNA antico possa offrire nuove prospettive sulla storia dell’umanità e sulla salute delle popolazioni. “La genetica – dice Vittorio Maglione, del Laboratorio di Neurogenetica dell’IRCCS Neuromed – ci permette non solo di analizzare l’evoluzione dell’uomo, i suoi spostamenti e le sue abitudini, ma può anche fornirci indicazioni sulla suscettibilità a malattie croniche o rare, aiutandoci a capire se queste siano codificate nel DNA o influenzate dall’ambiente”.
A conclusione del corso gli studenti hanno visitato il Laboratorio di Studi Antropologici della Fondazione Neuromed, dove hanno potuto osservare da vicino i reperti conservati e le tecniche di analisi applicate dai ricercatori. L’esperienza ha permesso loro di confrontarsi con le reali sfide dello studio dei resti umani attraverso le più moderne tecnologie di imaging e genetica.
giovedì 5 Febbraio 2026 - 11:07:55 AM
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