Restano le nuvole grigie sullo stabilimento Stellantis di Termoli. “Nell’ambito della nostra riorganizzazione industriale, non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti di Acc in Germania e in Italia, che sono in standby ormai da maggio 2024”, spiega in una nota Acc, joint venture tra Stellantis, Mercedes e Total. “Acc deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale. Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di Acc per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica. Mentre si stanno valutando diversi scenari, abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i rappresentanti del works council in Germania e con i sindacati in Italia per lavorare sulle condizioni relative all’eventuale interruzione dei progetti delle gigafactory di Kaiserslautern e Termoli”.
E’ seguita una nota di Stellantis. “Come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti dell’Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis, che prende atto della decisione di Acc di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia. Stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali”.
Roberti: “Continuiamo a monitorare la situazione”
“Come già anticipato, ACC si sta orientando verso la ricerca di nuovi partner per la produzione di batterie, alla luce delle difficoltà riscontrate nello sviluppo di un prodotto competitivo. Resta ora da attendere quali iniziative verranno presentate nei prossimi mesi al MIMIT.
Da par nostra, continueremo a seguire costantemente la situazione per la salvaguardia dell’indotto automotive e dei livelli occupazionali, chiedendo a Stellantis di incrementare nuovi modelli produttivi presso lo stabilimento di Termoli.”
E’ quanto affermato dal presidente della Regione, Roberti
Gravina: “Su Gigafactory decisione gravissima. Governo e Regione hanno abdicato al loro ruolo”
“La decisione comunicata da ACC nelle ultime ore – che di fatto chiude il capitolo Gigafactory per l’Italia – è un colpo durissimo per Termoli e per l’intero Molise. Una scelta che non arriva all’improvviso: era chiaro da mesi che il progetto stesse deragliando, ma proprio per questo sarebbe servita una presenza politica forte, continua, negoziale. Presenza che invece non c’è mai stata, né da parte del Governo né, purtroppo, da parte della Regione Molise”. Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Roberto Gravina.
Gravina ricorda come il governo Meloni, nonostante Stellantis sia socio di maggioranza di ACC, non abbia mai assunto una posizione chiara né avviato una contrattazione reale sulle garanzie industriali del sito termolese: “È questo il nodo. Non siamo di fronte a un evento esterno e incontrollabile: ci troviamo davanti all’ennesima rinuncia da parte dell’esecutivo nazionale al proprio ruolo, un vuoto negoziale che ha permesso a Stellantis di decidere unilateralmente, senza alcun bilanciamento istituzionale”.
A questa assenza di trasparenza, Gravina collega anche il lavoro decisivo svolto dal Movimento 5 Stelle negli ultimi mesi:
“È bene ricordarlo: solo grazie all’interrogazione depositata dal Movimento 5 Stelle in Commissione sul destino della Gigafactory siamo riusciti ad ottenere, qualche mese fa, le prime informazioni ufficiali dopo un lungo periodo di silenzi e porte chiuse. Fino a quel momento, Governo e Stellantis avevano mantenuto ogni dettaglio sottochiave, negando ai lavoratori e ai territori persino il diritto di sapere. Se oggi conosciamo la reale portata della crisi, è perché il Movimento 5 Stelle ha costretto entrambi a uscire allo scoperto, scoperchiando una patina di silenzio che rischiava di avvolgere l’intera vicenda. È un merito politico che rivendichiamo e che, purtroppo, non basta a compensare l’inerzia di chi avrebbe dovuto intervenire molto prima”.
Il consigliere M5S interviene anche sulla “litania politica – afferma – secondo cui il governo Conte non avrebbe esercitato il golden power, una narrazione costruita ad arte e smentita dagli atti ufficiali. Non solo non era possibile applicarlo all’epoca in quella situazione, ma continuare a ripetere questa falsità per scaricare responsabilità è offensivo verso lavoratori ed elettori. La verità non si stravolge con la propaganda: la storia non si riscrive, e chi governa oggi non può nascondere la propria inazione dietro bugie ripetute all’infinito”.
Poi la precisazione sulle dichiarazioni del gruppo automobilistico:
“La nota di oggi di Stellantis, nel tentativo di rassicurare, conferma esattamente ciò che denunciamo da mesi: la prospettiva di Termoli ormai dipende interamente dalle scelte esclusivamente economiche del gruppo, non da una strategia nazionale di politica industriale. L’annuncio dell’arrivo della linea e-DCT entro il 2026, degli investimenti sui motori GSE Euro 7 e dell’assorbimento dei dipendenti ACC oggi appare come un ripiego, del tutto incapace di compensare la portata occupazionale e innovativa che la Gigafactory avrebbe generato”.
In Parlamento, intanto, il MoVimento 5 Stelle continua a tenere alta l’attenzione: martedì Chiara Appendino interverrà in Aula proprio sul caso Termoli, a conferma di un impegno nazionale che non si è mai interrotto.
I dati degli ultimi giorni smontano definitivamente il racconto secondo cui la crisi dipenderebbe da un presunto declino dell’auto elettrica. È esattamente il contrario.
“Secondo Motus-E – prosegue Gravina – a gennaio in Italia sono state immatricolate 9.321 vetture full electric, con una crescita del 39,3% rispetto allo stesso mese del 2025. La quota dell’elettrico puro è salita al 6,6%, rispetto al 5% dell’anno precedente, e il parco circolante ha raggiunto 373.683 veicoli. Sono numeri che testimoniano una tendenza ormai consolidata a livello europeo. Altro che mercato in crisi: è la politica industriale italiana ad essere in crisi”.
Da qui la riflessione politica:
“Il problema non è l’auto elettrica, come qualcuno continua irresponsabilmente a raccontare. Il problema è la totale assenza di progettualità del Governo italiano, che negli ultimi anni ha preferito cavalcare battaglie di retrovia contro le regole europee, invece di investire – come hanno fatto altri Paesi – per tempo e con decisione sul nuovo settore automotive. Questo immobilismo ha paralizzato un comparto che avrebbe invece bisogno di innovazione, ricerca, competenze, programmazione e capacità di stare sul mercato”.
Durissime le critiche anche all’esecutivo regionale:
“La Giunta regionale – prosegue Gravina – si è limitata a ripetere slogan e rassicurazioni vuote, allineata in modo acritico alla narrazione proveniente da Roma. Mai un atto autonomo, mai una richiesta al Governo di assumersi responsabilità concrete. Ci si è nascosti dietro formule manichee mentre il Molise perdeva un investimento storico”.
Gravina sottolinea inoltre l’impatto sociale della vicenda:
“Parliamo di un terremoto che va oltre l’economia. Termoli e il Molise pagano l’incertezza sulla propria pelle: famiglie, lavoratori, indotto e comunità intere vivono sospesi perché chi doveva decidere non ha deciso. Questa mancanza di guida politica rappresenta un danno irreparabile”.
Il consigliere M5S conclude con un appello netto:
“Ora è indispensabile che Palazzo Chigi convochi immediatamente le parti, come richiesto anche dai sindacati. Non è più il tempo delle rassicurazioni tardive: serve una strategia industriale vera, un cronoprogramma pubblico e impegni formali. Se Governo e Regione continueranno su questa strada, saranno complici di un danno storico e non più recuperabile”.




