“A seguito della conferenza stampa presso la stazione ferroviaria di Campobasso, abbiamo lanciato la petizione popolare digitale su change.org per avere il sostegno dei cittadini nella ferma richiesta di riapertura entro il 2026 della stazione ferroviaria del capoluogo”.
A sostenerlo sono i promotori Alessandra Salvatore, capogruppo Pd in Consiglio regionale, i consiglieri Pd Vittorio Facciolla e Micaela Fanelli, i consiglieridel M5S Roberto Gravina e Angelo Primiani, la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte e il comitato “Presidio per non morire”.
“Avevamo l’obiettivo di raggiungere le 1000 firme nei giorni successivi ed invece, in meno di 24 ore, la petizione è stata sottoscritta già da oltre mille cittadini con firme verificate da change org.
L’obiettivo centrato in così poco tempo ci conferma quanto sia avvertita come inaccettabile la chiusura da sette anni del tratto ferroviario fino a Campobasso e tanto più inaccettabile la data del 2028 prevista da RFI per la riapertura.
Chiediamo formalmente un incontro immediato con RFI per rappresentare questa sacrosanta richiesta per Campobasso, che è l’unico capoluogo di regione senza collegamento ferroviario.”
La petizione: https://c.org/mHsmVxjzcK
Nel corso della conferenza, si è fatto riferimento anche alle interrogazioni parlamentari e ad un accesso agli atti in merito ai lavori di elettrificazione nel tratto fino a Campobasso e ai ritardi accumulati. Il consigliere Gravina ha sottolineato come i crolli che hanno interessato due gallerie siano all’origine di tali ritardi e chiede lumi sulle mancate verifiche necessarie prima degli interventi.
“Il “crollo” di cui tutti parlano – e di cui si parla anche nella risposta fornita in consiglio regionale alla consigliera Salvatore – riguarda il crollo parziale delle strutture portanti della galleria Colle Barone e di una porzione del rivestimento della galleria Colle Alto: due delle sette gallerie presenti lungo la tratta ferroviaria Vinchiaturo–Campobasso. Sono questi eventi ad aver determinato l’origine dei ritardi.
Ma c’è un fatto ancora più grave:
sia dalla risposta del Ministero, sia da quanto ci fu riferito già un anno fa, è stato ammesso che proprio a seguito di quel crollo RFI ha dovuto avviare approfondimenti geologici e geotecnici.
E allora la domanda è inevitabile: com’è possibile progettare un intervento di elettrificazione su una linea che ricalca un tracciato del 1880 senza svolgere prima tutte le verifiche necessarie?
Proprio ieri il nostro parlamentare Santillo ha depositato un accesso agli atti al Ministero: siamo convinti che le date chiariranno in modo inequivocabile come si sia proceduto a progettare su un’infrastruttura così antica senza gli approfondimenti indispensabili, lasciando che fosse il crollo a imporre, dopo, ciò che andava fatto prima.
Non è tutto.
In Prima Commissione, oltre un anno fa, il responsabile RFI per Molise e Campania, dichiarò che i tempi si sarebbero allungati per la necessità di impiegare una TBM, una grande talpa meccanizzata, pochissime in Europa.
Peccato che la risposta all’interrogazione parlamentare che presentammo un anno fa come MoVimento 5 Stelle abbia smentito tutto: la talpa non serve.
Stessa confusione sui fondi: nella risposta alla Consigliera Salvatore si parla di FESR; nella risposta all’interrogazione parlamentare si parla invece di fondi inseriti nel contratto di servizio RFI–MIT.
Due versioni tra loro incompatibili.
Per questo continuiamo a chiedere un intervento del livello nazionale:
RFI è una partecipata del Ministero e il MIT finanzia l’elettrificazione.
È quindi doveroso che Roma si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, così come avviene puntualmente per le regioni del Nord, dove – guarda caso – i lavori procedono con molta più attenzione e rapidità.
Chiediamo solo una cosa: rispetto.
Rispetto per Campobasso, per il Molise e per le nostre comunità che ogni giorno subiscono i disagi di questa situazione.”




