Presieduto da Quintino Pallante, il Consiglio regionale si è riunito in mattinata per ascoltare le comunicazioni del presidente della Regione Francesco Roberti in merito allo stato di emergenza causato dagli eventi climatici che hanno recentemente colpito il Molise.
Nel corso della sua informativa Roberti, in qualità di massimo responsabile della Protezione Civile regionale, ha illustrato le azioni messe in campo dai diversi livelli istituzionali per gestire la prima fase dell’emergenza. L’attenzione si è concentrata, in particolare, sul ripristino della viabilità alternativa per far fronte alla chiusura del tratto autostradale in corrispondenza della frana di Petacciato, che ha pesantemente condizionato sia il traffico nazionale che quello regionale e locale. È stato, quindi, sottolineato come i territori colpiti siano molteplici e presentino criticità diverse, destinate a persistere nel tempo a causa della natura di alcuni movimenti franosi. I danni complessivi, per il presidente della Regione, ammantano, ad una prima stima, ad oltre 400 milioni di euro; ma sono in via di partenza le piattaforme tecniche per ricevere le segnalazioni precise diversi danni verificatisi in ogni comune alle infrastrutture e al sistema produttivo.
Roberti, inoltre, ha riferito sugli interventi in corso, con particolare riguardo alle frane che hanno interessato i centri abitati di Petacciato, Salcito e Civitacampomarano, assicurando pari attenzione alle segnalazioni giunte da diverse zone del Molise. Roberti si è poi impegnato a interloquire con le istituzioni nazionali competenti per ridefinire, alla luce dei gravi danni alle infrastrutture stradali, i piani delle reti di assistenza e soccorso sanitario.
Sono seguiti gli interventi dei consiglieri Gravina, Salvatore, Greco, Primiani, Facciolla, Di Pardo e dell’assessore al Bilancio Cefaratti. In ogni intervento è stata espressa unanime gratitudine a tutti coloro che, con diverse responsabilità, hanno lavorato in sinergia permettendo alle istituzioni di gestire questa complessa fase emergenziale, purtroppo non ancora conclusa.
Gravina: “Unità tecnica speciale di supporto, è indispensabile”
Nel corso del Consiglio regionale convocato d’urgenza questa mattina dal presidente Quintino Pallante, il consigliere Roberto Gravina del Movimento 5 Stelle è intervenuto sulle comunicazioni del presidente della Giunta Francesco Roberti in merito allo stato di emergenza determinato dagli eventi climatici che hanno colpito il territorio molisano.
Dopo aver ringraziato il presidente per l’informativa e riconosciuto il lavoro del personale impegnato nella gestione di una fase emergenziale complessa e prolungata, Gravina ha posto con forza la questione organizzativa che considera centrale per la fase che si apre.
«Lo stato di emergenza è stato deliberato dal Governo, i primi 20 milioni sono stanziati. Ma avere risorse non basta se non si costruisce la struttura giusta per usarle bene e in tempi utili. Molto sommessamente ritengo di poter affermare — ha dichiarato Gravina in aula — che avere un supporto tecnico e amministrativo per gestire una mole di finanziamenti che dovrà essere notevole, mettendo d’accordo soggetti istituzionali e produttivi, sia oggi più che mai indispensabile. Mi auguro che il presidente Roberti trovi il modo di condividere questa idea dell’unità tecnica speciale di supporto».
Un modello, quello che ricalca l’esempio adottato per la ricostruzione del ponte di Genova, che Gravina aveva già indicato nei giorni scorsi: composto da un’unità dedicata, con personale tecnico qualificato distaccato da pubbliche amministrazioni centrali e territoriali, capace di occuparsi sia della parte tecnico-progettuale che di quella amministrativa, con procedure snelle e mandato operativo chiaro, in modo da non pesare sulla dotazione organica, già ridotta, della Regione Molise.
Nella replica conclusiva, il presidente Roberti ha mostrato attenzione per quanto sostenuto da Gravina sull’impostazione da dare alla possibile organizzazione e gestione degli interventi futuri, segnale di una convergenza istituzionale che il consigliere del M5S auspica e considera come punto di partenza concreto per la ricostruzione del territorio e per il supporto da fornire a chi vive e lavora nelle zone più colpite dall’emergenza.
Facciolla: “Le cause anche nei ritardi della politica”
“Il mio intervento di oggi in Consiglio regionale ha avuto come obiettivo non quello di attribuire colpe e responsabilità ma di condividere e mettere a fuoco in sede di Consiglio i ritardi della politica che, senza dubbio, non possono non essere di chi ormai ci governa da troppi anni.
Quella che abbiamo subito è stata senza dubbio un’emergenza straordinaria per la quantità e la qualità della devastazione che ha lasciato e per questo ringrazio tutti quanti (istituzioni, enti, associazioni e volontari) che l’hanno gestita.
Il nostro territorio è caratterizzato dalla più bassa percentuale di antropizzazione d’Europa e questo significa minore possibilità di intervenire sui fenomeni naturali perché lì dove c’è l’uomo con il suo lavoro costante, i fenomeni come i dissesti e le frane sono mitigati.
Date queste caratteristiche del territorio ci sono però risposte che devono necessariamente venire dalla pubblica amministrazione e non posso non evidenziare incredibili inadempienze:
per la frana di Petacciato 40, 6 milioni di euro, sono stati allocati nel 2016, e messi nella disponibilità della regione nel 2019, ci sono voluti due anni dal programma di intervento all’indizione della gara (da marzo 2019 all’ottobre 2021). Dalla consegna del progetto di fattibilità all’approvazione ci è voluto 1 anno e mezzo.
Dalla consegna del progetto definitivo alla consegna dell’approvazione del progetto definitivo 8 mesi.
E’ solo colpa della natura o non è anche dell’uomo che non fa e non fa efficacemente?
Ricordiamo i 15 milioni per la messa in sicurezza del fiume Biferno recuperati nel 2016 e rimessi a disposizione nel 2018, ora siamo nel 2026 e non si sa che fine hanno fatto questi fondi, se non che è stata pagata la progettazione.
E ancora i 30 milioni di euro per la Fresilia del 2016.
I fondi per la Castellelce (strada che in questa situazione di emergenza avrebbe davvero aiutato tantissimo la viabilità) che fine hanno fatto?
E quanto tempo deve ancora passare per mettere in sicurezza il ponte dello Sceriffo (sul quale in questi giorni di emergenza sono passati mezzi pesanti pur non potendo) ?
E cosa dire del ritardo del progetto di interconnessione tra la diga del Liscione e quella di Occhito?
Noi siamo in uno spazio di viabilità della dorsale adriatica dove tra qualche anno si presume arriverà l’alta velocità, dove c’è l’A14, dove speriamo un giorno di avere l’interporto e pensiamo alle reti TEN -T europee che potrebbero permettere un valida riqualificazione di quel tracciato ma soprattuto la messa in sicurezza di quello che già abbiamo.
Possiamo pensare a questo futuro solo se riusciremo ad essere efficienti ed efficaci e soprattutto veloci nelle nostre azioni politiche.
Non mi sembra che lo siamo stati fino ad ora.”




