Una serata davvero speciale, carica di sentimento, memoria e profondo senso di appartenenza. Mercoledì scorso il teatro comunale di Ripalimosani ha accolto un pubblico attento e assolutamente coinvolto, riunitosi in occasione dell’evento dedicato alla storica figura del funaio, simbolo attorno a cui ruota una parte fondamentale dell’identità e del passato del paese.
Un lavoro fatto di gesti antichi e manualità straordinaria che, soprattutto nella prima metà del Novecento, aveva trasformato Ripalimosani in un vero e proprio punto di riferimento per la produzione di corde, cordine, capezze e funi di media o grande portata. Quello del funaio era un mestiere peculiare anche per la sua dimensione pubblica: lavorando rigorosamente all’esterno, in un’area del paese chiamata Orto dei funai, l’artigiano operava sotto gli occhi di tutti, condividendo con i compaesani le fatiche e gli onori del proprio lavoro. Non era solo un artigiano, ma anche un commerciante, un mediatore e un promotore della cultura ripese: una figura capace di porsi trasversalmente tra tutte le classi sociali, poiché da tutti dipendeva per la vendita delle corde e tutti conosceva, trovandosi al centro di una fitta rete di relazioni.
L’appuntamento teatrale ha tratto origine da una ricerca di elevato valore documentario: una tesi di laurea in demologia — branca dell’antropologia culturale — discussa ben trent’anni fa presso l’Ateneo di Torino dalla dottoressa Antonella Iammarino, che portò all’attenzione del mondo accademico proprio questo antico mestiere appartenente al suo paese d’origine e oggi di residenza. La tesi, che conteneva tutte le informazioni dul mestiere compresa una parte tecnica dettagliata sulla costruzione, nel ‘95 diventò un libro, oggi rieditato (e presente nelle librerie o alla Bottega del Funaio di Ripalimosani). Il nuovo testo, in una veste elegante e divulgativa, raccoglie nuove ricerche, fotografie inedite, schemi tecnici e anche alcune esperienze visive e uditive da realizzare con l’intelligenza artificiale.

Al teatro comunale di Ripalimosani, attraverso un accurato intreccio di video d’epoca e i preziosi filmati provenienti dalla Cineteca Antonio Iammarino, oltre a ricordi, testimonianze e dimostrazioni pratiche, sul palco sono scorse le immagini e i volti di chi quel mestiere lo ha vissuto sulla propria pelle. Particolarmente toccante è stato il ricordo di Giovanni Giannantonio, ultimo funaio ripese, i cui discendenti sono saliti sul palcoscenico per condividere con i presenti le emozioni vissute tra le mura di casa e per le strade del paese.
Il momento clou della manifestazione si è raggiunto quando la narrazione ha lasciato il posto al fare artigiano: l’associazione CGM Today, diretta dalla stessa Iammarino, ha dato vita alla costruzione in diretta di una fune. Il maestro Mario Tanno, insieme ad altri Ripesi, è stato il capitano di una produzione fatta al momento di ciò che un tempo impegnava l’intera giornata, dall’alba al tramonto.
Il pubblico ha risposto con grande partecipazione emotiva: sono stati tanti i Ripesi pronti a raccontare come questo mestiere facesse parte della loro vita, e altrettanti a provare un’emozione fortissima, quasi incredula, nel vedere di nuovo produrre una fune. Il segno evidente che l’obiettivo è stato raggiunto in pieno: cercare nell’identità di Ripalimosani quel nocciolo profondo e prezioso che può e deve essere portato avanti nel tempo.
sabato 8 Agosto 2026 - 02:36:51 PM
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