“In Molise gli accordi nel settore del TPL, che non siano economici (non sia mai), si possono anche sottoscrivere, ma poi si archiviano e si dimenticano, come sembra nel caso che denunciamo”.
A dichiararlo è il segretario Faisa Cisal, Emilio Santangelo.
“Nel Trasporto Pubblico Locale, da decenni, vale una regola molto semplice: le aziende fanno ciò che ritengono più opportuno e la Regione, che dovrebbe vigilare, oltre che compensare lautamente, lascia correre.
L’ultimo caso riguarda l’arretramento del capolinea da Tufara a San Bartolomeo in Galdo, autorizzato in via sperimentale dalla Regione Molise fino al 30 giugno 2027.
La modifica del servizio ha determinato la necessità di assegnare il personale presso il nuovo capolinea. Esiste, però, un piccolo dettaglio: il 15 maggio 2026 la SATI S.p.A. e le Organizzazioni sindacali hanno sottoscritto uno specifico accordo sui criteri di mobilità interna.
L’accordo stabilisce chiaramente che i trasferimenti volontari rappresentano la regola, che le posizioni disponibili devono essere comunicate ai lavoratori mediante avviso in bacheca ed e-mail e che soltanto in assenza di domande l’azienda può procedere a un trasferimento d’ufficio.
Nel caso di San Bartolomeo in Galdo, invece, la SATI non ha pubblicato alcuna manifestazione di interesse e non ha consentito agli altri dipendenti eventualmente interessati di presentare domanda. L’azienda ha disposto unilateralmente il trasferimento/assegnazione provvisoria, senza applicare i criteri di priorità e senza predisporre la graduatoria prevista dall’accordo.
Insomma, il bando di gara (unica speranza per un cambiamento) continua ad essere una chimera, gli accordi sembrano essere carta straccia ed i poveri lavoratori, che non è inutile ripetere sono i più produttivi d’Italia, subiscono tutte le ingiustizie delle aziende.
Nel caso specifico, può anche darsi che non ci siano lavoratori disposti a trasferirsi nella nuova sede, ma possibile che non ci sia mai qualcuno chi si pone in condizione di rispettare e far rispettare le regole? Questo significa semplicemente che il non rispetto delle regole è la regola. Ci sarebbero importanti principi da rispettare, quali quelli di trasparenza, imparzialità e parità di trattamento.
Si chiede alla Regione di uscire dal ruolo di semplice spettatrice e di verificare immediatamente la procedura adottata dalla SATI e non solo il comportamento della Sati, ma di tutte le aziende. Molte sono le segnalazioni fatte alla Regione e, purtroppo, nessun intervento dell’Istituzione.
In Molise sembra tutto lecito: violare per decenni la normativa dei riposi settimanali, la concessione della Cassa Integrazione al di fuori di ogni regola, le violazioni delle normative contrattuali, le violazioni di legge sulla guida continuativa, le fermate irregolari di servizio pubblico che, qualcuno, con logica aberrante, ha definito sicure, pur non essendo a norma, e che ci sono fermate a norma, ma non sicure!
In particolare, vorremmo, finalmente, che anche in Molise funzionino le regole e che la SATI informi le OO.SS. sulle modifiche organizzative, specialmente nel caso in cui sono in gioco importanti modifiche di vita per i dipendenti. Chiediamo troppo?
Gli accordi sindacali non sono elementi decorativi da esporre in bacheca quando conviene e ignorare quando diventano scomodi. Se vengono sottoscritti, devono essere rispettati.
Possibile che il Trasporto Pubblico Locale debba continuare ad essere una sorta di territorio autonomo nel quale ogni azienda stabilisce le proprie regole, mentre la Regione che finanzia il servizio non esercita alcun controllo? Che fine stanno facendo alcuni degli autobus nuovi (una delle tante segnalazioni fatte), acquistati con soldi dei contribuenti, e lasciati marcire?”
martedì 22 Settembre 2026 - 07:13:26 PM
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