Il Consiglio regionale del Molise ha respinto la mozione presentata lo scorso 3 giugno dal consigliere del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina, insieme ai colleghi Angelo Primiani, Alessandra Salvatore, Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli, che impegnava Giunta e assessore competente a ottenere da RFI un cronoprogramma vincolante per l’elettrificazione della tratta Roccaravindola–Isernia–Campobasso e la messa in esercizio della linea prima del 2028.
«Ho seguito questa vicenda fin dal principio, anche nel ruolo di sindaco, e quindi conosco nel dettaglio l’origine e lo sviluppo degli accordi con RFI — ha dichiarato in aula Gravina —. Il presente è avvilente. Voglio ricordare all’aula che prima di arrivare a questa mozione ci sono stati una serie di annunci e riunioni, alla presenza dell’ingegnere Rapuano, che fece dichiarazioni poi sbugiardate e smentite dalle nostre interrogazioni parlamentari. Lo voglio ricordare all’assessore Marone, mettendolo in guardia dal fidarsi sempre e comunque di ciò che RFI dice».
Il consigliere M5S ha quindi ripercorso in aula le criticità tecniche del progetto. «Al netto di quanto abbiamo scoperto, abbiamo chiesto, insieme agli altri componenti della minoranza, cosa fosse effettivamente previsto: si interviene su gallerie del 1880 e non sappiamo che tipo di approfondimenti tecnici siano stati fatti prima di arrivare a questo punto. Rispetto a questo ci è stato negato l’accesso alla documentazione, perché non si riteneva di doverla condividere».
Gravina ha poi messo in fila i tempi dell’opera. «Già nel 2024 ponemmo queste domande. Da allora a oggi, 2026, siamo arrivati a un progetto di fattibilità solo a gennaio 2026. RFI utilizza l’appalto integrato, che è rischioso perché affida a chi gestisce i lavori anche la progettazione, allungando i tempi. I tempi per la fattibilità generalmente richiedono sei mesi, non diciotto come accaduto in questo caso. Siamo al 5 ottobre, ma poi c’è un tempo importante per la progettazione esecutiva. L’ingegnere Rapuano si era avventurato in un’accelerazione dei tempi per arrivare entro il 2028, che di fatto non significa nulla».
Il consigliere ha quindi rivolto all’assessore un affondo diretto sul metodo di lavoro. «La delusione nasce dal fatto che non è possibile che ci si attivi solo dopo le rimostranze della minoranza sulle date che l’assessore stesso aveva dato. Disciplinare alla mano, chiediamo che si dica a RFI su un cantiere così strategico: lo dovete fare». Un passaggio su cui Gravina ha insistito con particolare fermezza, ricordando come l’assessore Marone sia anche consulente giuridico del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, dicastero da cui RFI dipende direttamente. «Assessore, con tutto il rispetto del caso, lei ha un ruolo di non poco conto, e visto che RFI è guidata proprio dal Ministero che lei rappresenta, anziché venire in aula a limitarsi a dirci cosa le ha nuovamente indicato RFI, prenda decisioni e pretenda impegni».
Il consigliere ha chiuso il suo intervento rivolgendosi direttamente all’assessore. «Le diamo un mandato forte su questo tema e non la lasciamo solo, anche se lei, da solo, ha voluto portare avanti questa vicenda. Deve pretendere che questa regione sia trattata con rispetto, perché RFI fino ad oggi non sta trattando la nostra tratta ferroviaria con il dovuto impegno. Pretendiamo che, a prescindere da questo voto sulla mozione, l’assessore non si limiti più a fare da passacarte».
Nella sua replica, l’assessore Marone ha ammesso lo slittamento dei tempi, pur rilanciando nuove rassicurazioni: l’aggiudicazione definitiva della gara arriverebbe in questi primi giorni di ottobre, con l’avvio effettivo dei lavori entro i successivi tre mesi. Un generale appello alle procedure, quelle stesse procedure che, nei fatti, continuano nuovamente a slittare.
«Se però c’è stata anche solo una sveglia momentanea da parte dell’assessore e di RFI — prosegue Gravina —, la dobbiamo alle nostre denunce e alla mozione presentata, che al di là dell’esito del voto in aula ha avuto comunque il merito di smuovere le acque su un dossier fermo da troppo tempo. Queste notizie trasmesse dall’assessore in Consiglio, spiace dirlo, non sono nemmeno risultati da rivendicare, ma l’ennesimo cambio di date».
Una vicenda, quella dell’elettrificazione ferroviaria molisana, che il Movimento 5 Stelle segue da mesi con interrogazioni, richieste di accesso agli atti e ripetute note stampa: dalla denuncia dei ritardi sull’aggiudicazione della gara per l’adeguamento delle gallerie, alle contraddizioni emerse tra le dichiarazioni di Marone e quelle di RFI sulle cause della proroga dei termini di gara, fino all’ammissione dello stesso assessore di aver riferito, in agosto, informazioni ormai superate.
Per il Movimento 5 Stelle, però, il voto pesa più del rinvio dell’ennesima data. «Questa maggioranza ha respinto una mozione che, di fatto, serviva a tutelare il Molise e i molisani rispetto a RFI e ai suoi interessi privati, non pubblici — attacca Gravina —. E noi non ci limitiamo ad attendere: rimarchiamo come l’assessore Marone continui a scegliere di non scegliere, lasciando che sia sempre e solo RFI a dettare tempi e condizioni su un’opera pagata con i soldi dei molisani». Un impegno condiviso, quello sul dossier dell’elettrificazione, da tutti i consiglieri di minoranza sottoscrittori della mozione, tra cui la consigliera regionale del PD Alessandra Salvatore che ha seguito da vicino tutta la vicenda insieme a Gravina.
martedì 6 Ottobre 2026 - 02:31:56 PM
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