Comunità di Ururi sotto shock per il tragico ritrovamento di un 58enne e della madre 91enne all’interno della loro abitazione, domenica mattina, ad opera di Vigili del Fuoco, 118 e Carabinieri. Il pm Cinzia Talamo ha disposto l’autopsia per accertare la causa del decesso. La donna sarebbe stata ritrovata sul divano, il figlio al piano superiore. Non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. L’ipotesi degli inquirenti è di un caso di omicidio-suicidio ma servirà l’esito dell’esame autoptico per una eventuale conferma. Sembra che i due conducessero una vita abbastanza riservata, con contatti limitati con l’esterno. Il figlio si occupava dell’anziana madre dopo la scomparsa del padre alcuni anni fa. Il vicinato si sarebbe insospettito della totale assenza di movimento e rumore intorno all’abitazione, segnalandolo a chi di dovere.
In due mesi in Italia 19 morti
«Dal 31 agosto a oggi, 25 ottobre, il monitoraggio che sto seguendo conta in Italia otto casi di omicidio-suicidio, con diciannove morti. In meno di due mesi un bilancio che impone un’attenzione concreta alla violenza nelle relazioni familiari e alla capacità di intervenire prima che una crisi abbia conseguenze irreparabili». Lo afferma Aldo Di Giacomo, criminologo, intervenendo sul ritrovamento dei corpi di una madre e del figlio nella loro abitazione a Ururi. Nel conteggio è compreso anche questo episodio, per il quale l’ipotesi dell’omicidio-suicidio è ancora al vaglio dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Larino. «Se questa ricostruzione sarà confermata — prosegue Di Giacomo — il punto centrale dell’analisi sarà comprendere il rapporto tra la violenza contro un familiare e la successiva decisione di togliersi la vita. Ritengo essenziale approfondire la relazione tra le due persone, la sua evoluzione e le circostanze che possono aver preceduto le morti. Sul piano investigativo sarà determinante confrontare gli elementi della scena con gli accertamenti medico-legali, per stabilire cause, successione e tempi dei decessi. Parallelamente, occorrerà ricostruire la quotidianità di madre e figlio: gli ultimi contatti, eventuali cambiamenti nelle abitudini, le comunicazioni e le relazioni esterne. Sono elementi che possono consentire di distinguere una situazione deteriorata nel tempo da una crisi legata a un avvenimento recente. La mia valutazione è che la storia della relazione abbia un valore investigativo preciso. La convivenza, da sola, dice poco: bisogna capire come fosse organizzata, quali equilibri la sostenessero e se quegli equilibri fossero cambiati. Eventuali difficoltà economiche, problemi di salute o necessità assistenziali dovranno trovare riscontro negli accertamenti prima di entrare nella spiegazione del caso. Per il criminologo, questa ricostruzione riguarda anche la prevenzione. Occorre verificare se fossero presenti segnali concreti di pericolo, se qualcuno li avesse raccolti e quali possibilità di intervento esistessero. Questo significa lavorare sui fatti, evitando di attribuire automaticamente responsabilità ai familiari, ai vicini o ai servizi. La scoperta tardiva di una tragedia, da sola, non dimostra che fosse prevedibile». «Otto episodi e diciannove morti richiedono una riflessione che prosegua anche quando si spengono i riflettori. Ritengo necessario rafforzare il collegamento tra assistenza sanitaria, servizi sociali e sostegno alle famiglie, soprattutto quando emergono minacce, precedenti violenti o manifestazioni esplicite di intenzioni suicide. L’obiettivo deve essere rendere accessibile un aiuto concreto quando la crisi è ancora affrontabile. Comprendere ciò che ha preceduto queste morti può offrire indicazioni utili anche per proteggere altre persone».
(foto archivio)



