Un open day o un’inaugurazione durano poche ore, ma il ricordo che lasciano può accompagnare un’azienda, un negozio o una scuola per mesi. Il piccolo oggetto che il visitatore porta a casa è spesso l’elemento che prolunga quel momento, a patto che sia scelto con criterio.
Partire dal pubblico, non dal catalogo
La tentazione è quella di sfogliare un elenco di gadget e ordinare il più economico. Conviene invece fare il percorso inverso: chiedersi chi varcherà la porta quel giorno e che cosa potrebbe davvero usare. Chi cerca idee può consultare i cataloghi di fornitori specializzati come IGO objets Pub, ma la scelta più riuscita nasce sempre da una domanda semplice: questo oggetto finirà in un cassetto o sulla scrivania di chi lo riceve? Le famiglie in visita a una scuola, i professionisti all’inaugurazione di uno studio e i residenti del quartiere alla riapertura di un negozio non hanno le stesse esigenze.
Gli oggetti che si usano ogni giorno
Gli articoli più apprezzati sono quelli che entrano nella routine quotidiana. Penne, quaderni e blocchi per appunti restano un classico, soprattutto in contesti formativi o professionali. Le borracce e le tazze termiche hanno guadagnato terreno negli ultimi anni, complici le abitudini più attente agli sprechi. Anche le borse in tessuto funzionano bene: tornano utili per la spesa e, a ogni uscita, mostrano il logo a chi le incrocia.
Per un pubblico più legato alla tecnologia si possono valutare caricabatterie portatili, cavi multipli o supporti per smartphone. Sono oggetti più costosi, da riservare magari a ospiti selezionati o ai primi visitatori.
Adattare il dono al tipo di evento
Un open day scolastico o universitario si presta a materiale pratico per lo studio, accompagnato da una brochure con le informazioni essenziali. Per l’inaugurazione di un locale o di un punto vendita, un buono sconto abbinato a un piccolo omaggio invita a tornare. In un’azienda che apre le porte al territorio, un oggetto legato all’attività svolta, come un piccolo campione o un prodotto in miniatura, racconta il mestiere meglio di qualsiasi discorso.
Anche la stagione conta. Un ventaglio o un cappellino hanno senso a giugno, molto meno a novembre, quando un plaid leggero o una tazza diventano più pertinenti.
Qualità e sostenibilità prima della quantità
Distribuire centinaia di oggetti fragili o inutili rischia di produrre l’effetto opposto a quello sperato: un’immagine di trascuratezza e un piccolo carico di rifiuti. Meglio ridurre le quantità e puntare su articoli durevoli, magari in materiali riciclati, in legno certificato o in cotone biologico. Molti visitatori sono ormai sensibili a questi aspetti e notano la differenza.
Il logo, poi, va dosato. Una personalizzazione discreta rende l’oggetto più gradevole da usare in pubblico, e quindi più visibile nel tempo.
Organizzare la distribuzione
Il momento della consegna fa parte dell’esperienza. Consegnare il gadget di persona, all’uscita o al termine di una visita guidata, crea un’occasione di scambio che un cesto lasciato all’ingresso non offre. Prevedere qualche pezzo in più rispetto alle presenze stimate evita di lasciare a mani vuote gli ultimi arrivati.
Infine, è utile ordinare con anticipo: la personalizzazione richiede tempi tecnici, e un ritardo di consegna a pochi giorni dall’evento è un imprevisto che si può evitare facilmente.
In sintesi
Scegliere cosa distribuire a un open day o a un’inaugurazione significa pensare a chi riceverà l’oggetto, al contesto e alla sua durata nel tempo. Un dono utile, curato e coerente con l’identità di chi lo offre resta il modo più semplice per farsi ricordare.




