Scoprire un tradimento non è mai piacevole e a volta può portare a reazioni spropositate, come nel caso di una 37enne di Campobasso finita sul banco degli imputati con l’accusa di lesioni personali aggravate per aver picchiato l’amante dell’ex marito in un locale pubblico della città. La donna è stata oggi assolta dalla Corte d’Appello del capoluogo che ha ribaltato la sentenza di condanna a nove mesi di reclusione emessa in primo grado nel 2017. Motivo dell’assoluzione: la particolare tenuità del fatto, in virtù della nuova norma introdotta quattro anni fa. Secondo la ricostruzione degli eventi, la donna nel 2010 – all’epoca dei fatti 28enne – avrebbe sorpreso il marito in un bar di Campobasso in compagnia della presunta amante, una 30enne di origini romene. “Armata” di un manico di scopa e probabilmente accecata dalla rabbia, avrebbe iniziato a inveire contro il compagno e aggredire la “rivale” sia verbalmente, insultandola, sia fisicamente, graffiandole il viso e colpendola con il manico che aveva con sè. La bagarre ha avuto un seguito legale e giudiziario, con l’apertura di un procedimento penale a carico della campobassana. In primo grado il Tribunale l’aveva assolta per il reato di ingiuria, in quanto lo stesso non è più contemplato nel Codice Penale (si procede solo in sede civile) ma condannata a nove mesi di reclusione per lesioni personali aggravate dall’uso di arma impropria, mentre nel successivo appello proposto dalla difesa, curata dall’avvocato Maria Assunta Baranello, la donna è riuscita ad ottenere l’assoluzione per la particolare tenuità del fatto e probabilmente in considerazione delle lievi conseguenze cagionate alla vittima dell’aggressione e della singolarità dell’episodio. Il caso ha voluto che la Corte fosse costituita da tre donne.
domenica 30 Novembre 2025 - 01:38:07 AM
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