Antonio Cocomazzi, tempo di “restart”: il pianista che ha “sposato” il Molise torna ad esibirsi in una serata imperdibile

Aveva appena 6 anni quando le sue dita approcciarono per la prima volta la musica muovendosi sulla tastiera regalatagli dal padre. Chissà se il piccolo Antonio Cocomazzi in quegli istanti ebbe una premonizione della sua vita professionale. Forse era ancora troppo presto per immaginare ma già nella fase adolescienziale la maggiore consapevolezza delle sue attitudini potè dare vita ai cosiddetti sogni ad occhi aperti. Fatto sta che dopo 40 anni da quell’iniziale contatto Antonio, molisano d’adozione, può contare in archivio otto dischi, oltre duecento composizioni realizzate e diverse importanti collaborazioni con artisti del panorama internazionale. L’ultimo disco, Restart, sarà il copione della serata di domenica 24 novembre – ore 18 al Cinema Sant’Antonio di Termoli – nell’ambito della XV edizione di TermoliMusica, 11 brani di sua composizione tutti incisi col sassofonista Mario Marzi. Ovviamente il suo pianoforte sarà sempre protagonista del palco. Antonio, cos’è Restart?
Restart vuol dire ripartire. E nel mio caso ha un duplice significato. Sia ripartire in termini di amicizia, di una collaborazione artistica con Mario, col quale ho molto lavorato in passato salvo conoscere una lunga parentesi durante la quale ognuno ha curato per conto proprio i suoi progetti. Sia a livello personale, in quanto dopo alcuni anni di pausa ho raggiunto una nuova meta artistica“.
Guardando i titoli dei brani – Respiro, Metropoli, Verso dove, Ciò che non è – notiamo che sono tutti brevi ma carichi di significato. Seguono una logica e un percorso della tua vita?
Sicuramente ce l’hanno. Ma io preferisco non influenzare più di tanto il pubblico. Chi ascolta, a mio avviso, deve recepire la musica e riempirla con le proprie emozioni e la propria interpretazione. Voglio che ognuno si faccia la propria idea. Semmai il confronto con me autore avverrà in un secondo momento“.

Mario Marzi è un grande sassofonista, con una discografia importante e che ha preso parte a numerosi festival nazionali e internazionali. Com’è nata la collaborazione con lui?
Era il 1995. Partecipai ad un concorso musicale in Emilia Romagna dove mi esibii in duo. Il mio partner musicale in quella occasione era un percussionista. Vincemmo il primo premio. Mario Marzi era in commissione e venne a farmi i complimenti. “Scrivi qualcosa per sax”, mi disse. Ed esaudii la sua richiesta. Nel 1997 lo invitai a far parte del mio “Suite for friends” in cui incidemmo insieme tre brani. Fu l’inizio di una lunga collaborazione, poi una pausa ci ha separati momentaneamente prima di ritrovarci. Nell’ultimo progetto insieme abbiamo proposto composizione nuove e la rilettura di 5 brani già incisi in passato con altre formazioni“.
Come ti sei immerso in questo mondo?
A 6 anni mio padre mi regalò una tastiera, per divertimento. M’insegnò i primi rudimenti della musica e dopo qualche anno mi fece ascoltare da alcuni maestri di pianoforte, che mi diedero il via libero affinché potessi studiare. Così a 10 anni iniziai a prendere lezioni di pianoforte. A 14 risalgono le mie prime composizioni, rimaste nel cassetto. A 18 anni incisi la Sonata per pianoforte e marimba. A 20 pubblicai il mio primo disco. Restart è il mio ottavo disco. Ma ho preso parte a tante collaborazioni con musicisti bravissimi. Infine maestri di alto rango hanno scritto le prefazioni dei mie dischi, come Giorgio Gaslini, grande pianista e compositore italiano che oggi non c’è più, che ha scritto parole di elogio nel cd Suite for friends. Una delle maggiori soddisfazioni è stato certamente Ennio Morricone, che ha scritto la prefazione di “Antonio Cocomazzi Project”. Quella di Restart, invece, è stata affidata al violoncellista Giovanni Sollima“.

Sei originario di San Giovanni Rotondo ma sono anni che vivi a Campobasso, sei un campobassano d’adozione se vogliamo. Com’è nato il legame col Molise e quanto ti ha dato questa terra?
Sono precisamente 20 anni. Nel ’99 in occasione dell’esecuzione della mia Messa da Requiem che avevo scritto in onore di Padre Pio da parte dell’Orchestra Sinfonica del Molise, partecipai a tre concerti. Una serie di dinamiche, fra cui la più importante, quella sentimentale, mi hanno fatto restare qui. Come ogni cosa la novità sicuramente è motivo di stimolo. Campobasso è una città a portata d’uomo, che regala una tranquillità opposta alla frenesia di una metropoli. Ho creato dei legami qui, ho visitato i posti di questa terra ed essa è stata per me anche motivo di ispirazione. Chiaro che Campobasso è stata soprattutto la mia dimora e la mia famiglia, a prescindere dalla carriera. Anche perché mi sono sempre mosso, da Roma a Milano, toccando anche città come Palermo, dove ho avuto una esperienza di insegnamento. Luoghi che non puoi evitare se vuoi crescere e fare qualcosa di importante. Dipende sempre dove vuoi arrivare“.
Sogni in grande?
Il pallino di un’artista è sempre quello di colpire, di arrivare al cuore delle persone, fosse anche solo un target. Vorrei che la mia musica arrivi a più persone possibili e non resti solo fra gli addetti ai lavori. Chi mi ha ascoltato e giudicato ha ritenuto che i miei brani avessero un forte impatto comunicativo. Sono comunque molto soddisfatto del mio percorso“.

Cosè la musica per Antonio Cocomazzi?
Condivido il pensiero di coloro che definiscono la Musica l’Arte suprema, aggiungendo che ovviamente è una sublime forma di comunicazione. Attraverso essa si riesce ad esprimere l’interiorità dell’individuo e per quanto mi riguarda, attraverso il mio linguaggio musicale, spesso la considero più che altro l’espressione dei più disparati sentimenti. Ne consegue che la sua funzione può essere, attraverso anche lo stile adottato, espressione di sè e condivisione“.
C’è un momento in cui un artista può andare in crisi, magari avere la tentazioni di mollare?
Si. Si può verificare un abbassamento della tensione artistica, un momento di difficoltà. E’ capitato anche a me prima del mio ultimo disco. Ma ora sono certo che non ho mai mollato. E se si crede in quello che si fa non bisogna arrendersi, bisogna perseverare. Prima poi ciò che semini, anche se in parte, lo raccogli. Una piccola piantina rimasta in piedi dopo la tempesta può rappresentare una occasione di rinascita con cui ripartire da un momento di crisi“.
Insomma: restart.

 

Per approfondimenti visita il sito http://www.antoniococomazzi.it/
Per info e prenotazioni biglietti per lo spettacolo del 24 novembre visita https://www.facebook.com/events/515853605628476/

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