La battaglia di Guardialfiera, quando il PCI prese “casa” a tre metri dalla chiesa facendo infuriare il Vescovo

La battaglia di Guardialfiera si svolse esattamente 70 anni fa. Non pensiamo, però, a sciabolate, risse, scazzottate o scontri a fuoco. Il combattimento ebbe luogo a colpi di missive. Ad aprire le danze fu nientemeno che Mons. Biagio D’Agostino, al tempo Vescovo Ausiliario di Larino e Termoli. Cosa era accaduto? La “scintilla” il 14 maggio 1953, allorquando il PCI decise di inaugurare una Sezione a Guardialfiera. E sin qui, nulla di strano. Nel paese si contavano 44 iscritti. La sede, svolgeva anche funzione di Camera del Lavoro ed era ubicata – si legge nella relazione dei Carabinieri – “… in un vicoletto del Piano dei Santi di fronte alla Parrocchia di S. Maria Assunta”. Nel rapporto di rito, connesso alle quotidiane novità provenienti dal territorio, l’Arma non evidenziava problemi, stranezze o irregolarità di sorta. L’alto Prelato, costantemente informato dal parroco di Guardialfiera, era invece di tutt’altro parere. Tant’è che pochi giorni dopo, scese in campo con una missiva incandescente. Destinatario, il Prefetto di Campobasso. Quella Sezione posta “… alla distanza di tre metri appena dalla porta centrale della Chiesa Parrocchiale…”, evidentemente rappresentava per lui un boccone amaro, difficile da ingoiare, un problema di quelli che toglie il sonno, e pertanto, rivolgendosi alla massima Autorità locale, tuonava perentorio: “ … Non si può, Eccellenza, non riscontrare in tale decisione una offesa aperta alla santità del luogo sacro nonché un pericolo di provocazioni e di disturbo alla pietà dei fedeli … Sicuro di un Suo autorevole intervento, ringrazio e ossequio distintamente …”. Il successivo 3 giugno, il Prefetto rispose al Prelato. Toni e contenuti, nel richiamare logica e diritto, lasciavano tuttavia aperto lo spiraglio per una possibile futura mediazione: “… in relazione alla Sua lettera del 24 maggio u.s. in ordine all’apertura in Guardialfiera di una sezione comunista a distanza di tre metri dalla porta centrale della Chiesa Parrocchiale, devo comunicarLe che non esistono disposizioni restrittive per quanto concerne l’ubicazione delle sedi dei partiti. Tuttavia non ho mancato di interessare il Questore affinchè intervenga presso gli esponenti del P.C.I. allo scopo di indurli a reperire altro locale da adibire a sede del predetto partito …” . In pari data, la “patata bollente” venne effettivamente scaricata al Questore. Il Prefetto, infatti, con apposita corrispondenza, riportò pari pari il contenuto della lettera di Mons. D’Agostino, pregando il Questore di “… voler intervenire nella maniera più opportuna presso gli esponenti locali del P.C.I. al fine di indurli a trovarsi un altro locale per sede della Sezione del Partito …. “.

Il 17 giugno, il Prefetto sollecitò notizie ed elementi di aggiornamento. Dal Questore, arrivò un primo riscontro: “ … quest’ Ufficio non ha mancato di intervenire presso gli esponenti locali del P.C.I. per indurli a far sì che in Guardialfiera la sede della sezione del partito venisse portata in altro locale lontano da quella chiesa parrocchiale. Tali esponenti, e per essi il Dott. ……., hanno fatto presente, con chiara volontà di resistenza, che non riesce possibile fare quanto richiesto per mancanza di altri locali, aggiungendo che non vedono, nella vicinanza della sede comunista alla chiesa, alcun motivo di incompatibilità. Non mancherò, nella maniera più opportuna, di insistere presso gli esponenti provinciali …”. La “battaglia” era entrata nel vivo. La Sezione teneva duro e manteneva ben salde le sue posizioni. Seguirono altri solleciti, animati dalla speranza di un possibile trasloco, da realizzarsi ovviamente con buoni uffici, mediazione e tatto diplomatico. Niente da fare. Arriviamo così al 25 luglio. Una successiva nota del Questore, indirizzata al Prefetto, confermava che ogni tentativo finalizzato allo spostamento della Sezione era “ …risultato infruttuoso …”. La Sezione, infatti, non si sarebbe mossa da lì. Lasciamo la ricostruzione documentale e spostiamoci sui luoghi. Indaghiamo quindi su quei “tre metri” che tanto avevano allarmato il Vescovo. Ci aiuta Angelo Antenucci, Presidente della Pro-loco di Guardialfiera, attento conoscitore del territorio e della relativa toponomastica. Proprio grazie ad Angelo, a 70 anni dai fatti possiamo individuare ed immortalare in una foto lo scenario esatto dell’intricata vicenda. Ritroviamo quindi quei tanto discussi “tre metri”. Si tratta oggigiorno, di comuni fabbricati accanto ad una Chiesa; 70 anni fa, furono lo scenario di un braccio di ferro durato oltre due mesi.
Antonio Lanza

(Fonti documentali:
Archivio di Stato di Campobasso – Fondo Prefettura – Gab. III – Busta 139 – Fascicolo 1006)

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