Nei corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita è stato riscontrato un quantitativo così elevato di tossine di ricino che, in assenza di antidoto specifico, era praticamente impossibile salvarle. E’ quanto emerge dalla relazione dell’autopsia depositata in Procura a firma dei medici Benedetta Pia De Luca, Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli, nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di madre e figlia di Pietracatella, consumatosi nei giorni di Natale dello scorso anno. Le 838 pagine che, tra le altre cose, confermano l’intossicazione da ricina quale causa della morte, sembrano – almeno in parte – scagionare i 5 medici indagati per omicidio colposo: le due donne, come si ricorderà, si erano presentate al Pronto Soccorso del Cardarelli qualche ora prima del decesso ma erano state dimesse dall’equipe medica che aveva etichettato il malessere come una influenza intestinale. Dal riscontro degli esami tossicologici, secondo i professionisti che hanno effettuato e relazionato sull’autopsia, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso delle pazienti. Nel sangue della madre è stata rinvenuta ricina in quantità pari a 722 ng/mL, in quello della 15enne 630 ng/mL. Resta ancora incerta la modalità con cui il veleno sia entrato nel corpo delle vittime. L’ipotesi più probabile resta quella dell’assunzione per via orale. Proprio per tale incertezza la Procura ha incaricato diversi specialisti, italiani e tedeschi (del Robert Koch Institut di Berlino), di analizzare i 70 alimenti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, oltre che indumenti, mobili e altro materiale.
martedì 14 Luglio 2026 - 05:25:34 PM
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