Sarà la Polizia di Stato a chiarire la vicenda di un 52enne, deceduto due giorni fa al Cardarelli di Campobasso. L’uomo, giunto al Pronto Soccorso con forti dolori, è stato sottoposto agli accertamenti del caso per stabilire una corretta diagnosi ma sembra che il personale medico abbia inizialmente escluso un quadro clinico grave. E’ stato comunque disposto il trasferimento in reparto quando la situazione è improvvisamente precipitata e il paziente è deceduto. La moglie dell’uomo ha presentato una denuncia in Questura.
La nota dell’Asrem
“Di fronte alla perdita di una vita umana, il primo e unico sentimento legittimo dovrebbe essere il rispetto: rispetto per il dolore di una famiglia straziata, rispetto per la dignità di chi non c’è più, rispetto per il lavoro di chi fino all’ultimo secondo ha tentato un miracolo.
È la triste vicenda che ha visto protagonista un uomo di 52 anni, giunto di recente al Pronto Soccorso dell’ospedale “Antonio Cardarelli” di Campobasso per forti dolori. Una storia che si è conclusa nel modo più drammatico, ma la cui dinamica merita di essere raccontata con chiarezza e giustizia, lontano da ogni forma di sciacallaggio mediatico.
L’uomo, all’arrivo in presidio, è stato tempestivamente preso in carico dal personale sanitario e sottoposto a tutti i controlli clinici e agli esami specifici del caso. Tutti i parametri e gli indicatori diagnostici avevano inizialmente dato esito negativo, delineando un quadro apparentemente stabile che ne ha permesso il trasferimento in reparto.
La situazione è però precipitata improvvisamente, ma l’intervento è stato immediato e massivo. Tre medici di provata esperienza e un infermiere si sono fiondati sul paziente. Non c’è stata alcuna esitazione, nessun ritardo: la macchina dei soccorsi interni ha funzionato al massimo delle sue capacità. La manovra di rianimazione cardio-respiratoria si è protratta ben oltre i tempi e i protocolli standard, in un tentativo disperato di strappare quell’uomo a un destino ingiusto. Nonostante la perizia, la determinazione e l’impegno disperato dell’équipe, per il 52enne non c’è stato purtroppo nulla da fare.
Ciò che ferisce, all’indomani di una simile tragedia, è assistere al solito, istintivo riflesso di una parte degli organi di informazione: la corsa al dito puntato. Ancora una volta, prima che vengano chiariti i fatti o che la clinica esprima le sue evidenze, si punta l’indice contro chi indossa un camice. Si preferisce la scorciatoia del processo sommario a mezzo stampa alla complessa realtà dei fatti medici.
Non si tratta di nascondere della criticità, ma di riconoscere il valore umano e professionale di chi opera in trincea. I medici e gli infermieri del Cardarelli non hanno lavorato con fredda esecuzione di protocolli: hanno lottato oltre il limite del dovuto per tentare di salvare una vita.
La medicina non è un’algebra esatta e, di fronte all’imprevedibilità e alla rapidità di certi eventi cardiaci, anche la massima competenza può trovarsi disarmata. L’accanimenti contro chi ha profuso ogni energia possibile non rende giustizia alla vittima, non aiuta la famiglia e ferisce mortalmente la dignità di professionisti che, ogni giorno, continuano a dedicare la propria vita a salvare quella degli altri.”




