“Dove prenderemo i soldi per fare queste elezioni, a chi o a cosa li toglieremo?”, si chiede Fabio De Chirico in vista dell’appuntamento elettorale di giugno, puntando i riflettori su una questione che risale ad ogni 10 anni fa e che ancora oggi potrebbe pesare sul bilancio della Regione.
“Come sapete, le spese delle elezioni regionali saranno a carico della Regione. Per tutto il “circo” elettorale la Regione con la cassa più rovinata d’Italia dovrà spendere un milione e mezzo di euro di soldi propri, così come previsto dal Def 2023 approvato dalla Giunta.
A meno che, come fece il centrodestra nel 2011, si decida di non rimborsare i Comuni. Per questo oggi i soldi da pagare, come vi spiego, saranno quasi il doppio: le retribuzioni di tutto il personale impegnato nei 136 comuni e nelle due Prefetture, la stampa delle schede di votazione, dei verbali e dei manifesti, i servizi di pulizia e tutto il materiale che serve, dovranno essere pagati direttamente, o indirettamente, dalla Regione. Gran parte delle spese, quelle cospicue relative al personale e tanto altro, saranno anticipate dai Comuni, in attesa del rimborso da parte della Regione.
Un rimborso che però può paradossalmente non arrivare. La Regione nel 2011 fece probabilmente figli e figliastri impegnando solo cinquecentomila euro in bilancio e oggi infatti troviamo Comuni, come ad esempio il capoluogo regionale, che avanzano ancora oltre trecentomila euro delle spese effettuate per quelle elezioni svolte dodici anni fa e che furono annullate un anno dopo dal Consiglio di Stato. Moltissimi altri comuni avanzano i residui di un piccolo acconto che fu versato allora ma che rimase isolato per oltre un decennio proprio perché la Regione non aveva mai iscritto a bilancio (impegnato) quel debito rimanente.
Oggi, una sentenza della Corte Costituzionale (n.51/2023) ce lo ricorda severamente. Dopo numerose diffide e per evitare scomodi contenziosi con i Comuni creditori, tra Natale e Capodanno 2021 la Giunta Toma approvò una variazione di bilancio per poter impegnare la cifra di 1 milione e 313 mila euro, che corrispondeva esattamente al debito residuo. Ma il grave errore fu impegnare l’importo di una ‘vecchia’ spesa senza il contestuale “riconoscimento di debito fuori bilancio” che va effettuato con legge regionale. Il riconoscimento in Consiglio regionale avvenne qualche mese dopo, durante però l’esercizio successivo, individuando quindi la correlata copertura finanziaria a valere sull’esercizio 2021 anziché su quello 2022.
La Corte sancisce quindi il non rispetto del principio dell’annualità di bilancio e dichiara illegittimo l’art. 1 della legge n. 4/2022. Afferma, in conclusione, che “la Regione Molise è tenuta a provvedere tempestivamente a un nuovo riconoscimento del debito fuori bilancio nei confronti dei Comuni, ormai inevaso da oltre un decennio.”
Il risultato, dunque, è il colpevole prolungamento dell’insolvenza nei confronti dei Comuni che, peraltro, oggi si preparano ad anticipare onerose spese per le prossime elezioni. Inoltre, il futuro Presidente di Regione sarà costretto ad avviare una nuova procedura contabile e a togliere dal bilancio non solo la spesa prevista per il 2023, ma una somma totale che toccherà i tre milioni di euro circa”.
giovedì 1 Gennaio 2026 - 04:28:17 AM
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