Esiste, insiste e, soprattutto, sa ridere di se stesso. Questo è il Molise emerso nella serata di giovedì scorso presso la Sala Freda di Palazzo Ducale, dove la presentazione di “MOLISEide” si è trasformata in una vera e propria celebrazione dell’identità regionale, tra satira, riflessione e orgoglio territoriale.
L’opera, scritta a quattro mani dal giornalista Enzo Luongo e dall’estroso Pippo Venditti, è stata definita dagli stessi autori un “blob” narrativo: un mosaico di storie indipendenti che restituiscono lo spaccato di una terra resiliente, capace di guardarsi allo specchio senza filtri.
L’incontro, promosso dall’Amministrazione Comunale, ha affrontato il paradosso comunicativo del “Molise non esiste”. Se da un lato il tormentone digitale ha regalato una visibilità inaspettata, dall’altro rischiava di svuotare la regione di contenuti.
Luongo e Venditti invertono la rotta: cavalcano il meme e con forza ironica restituiscono attenzione al territorio, quale prova indiscussa di un territorio che, per non sparire, ha imparato a raccontarsi nella sua identità vibrante e tangibile.
Come sottolineato durante il dibattito moderato con accuratezza da Gaetano Ricci, dietro l’invisibilità virtuale pulsa una terra di storie millenarie e di aneddoti che comunque rappresentano la storia odierna, dopotutto l’uomo è frutto delle ere, protagoniste dei cambiamenti dei popoli e dell’ambiente.
Presentare l’opera a Palazzo Ducale, simbolo fisico di una storia che non può essere cancellata da un tweet, ha dato forza a questa tesi.
In MOLISEide, l’ironia diventa un bisturi sociale necessario per operare su un’identità troppo a lungo frammentata tra l’invisibilità e la caricatura. Attraverso il disincanto consapevole, Luongo e Venditti rimuovono gli strati di apatia e rassegnazione, restituendo ai cittadini la consapevolezza di una presenza che è, prima di tutto, un atto di resistenza culturale.
Il cuore della serata è stato la “leggerezza calviniana” della penna dei due autori. Non si è riso per pura distrazione, ma per comprendere meglio i vizi e le virtù dei molisani. Pippo Venditti, con la sua consueta verve e satira graffiante, ha ribadito la necessità di esorcizzare la narrazione di una regione intrappolata tra l’inesistenza e la rassegnazione.
L’ironia di “MOLISEide” funge proprio come catalizzatore sociale, questo è il segno di una maturità culturale che permette di scherzare sui propri difetti per smettere di farsi deridere dagli altri.
Luongo e Venditti, hanno regalato ai molisani la percezione narrativa, quale lettura verace dell’identità stessa, e la voglia di raccontarsi fra le pieghe di una società che incalza stereotipi globali e nel contempo il desiderio identitario.
L’evento si è aperto con i saluti dell’Assessora alla Cultura Iolanda Giusti, la quale ha ribadito l’importanza di sostenere linguaggi nuovi e accattivanti per valorizzare la “molisanità” contemporanea. Le conclusioni sono state affidate alla Consigliera comunale Graziella Vizzarri, che ha suggellato una serata in cui il pubblico è apparso attento e partecipe.
Il messaggio finale è chiaro: il Molise ha smesso di giustificare la propria esistenza. Ha iniziato, finalmente, a goderne, raccontando i propri paradossi con una voce brillante, corale e, soprattutto, verissima.

lunedì 9 Marzo 2026 - 09:46:36 PM
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