Governare la transizione ecologica senza subirla, coniugando lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela rigida del paesaggio, della vocazione agricola e delle comunità locali. È questo il filo conduttore dell’intensa giornata di confronto promossa ieri mattina a Campobasso dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico del Molise, incentrata sulla proposta di legge regionale per l’individuazione delle aree idonee e non idonee all’installazione degli impianti energetici, alla vigilia dell’approdo del testo in Aula dopo il ciclo di audizioni in Commissione.
Ad aprire i lavori è stata la consigliera regionale del PD Micaela Fanelli, che ha coordinato il dibattito rimarcando l’attenzione diffusa su tutta la regione: «L’ascolto di tutti gli attori del territorio, dai sindaci alle associazioni ambientaliste e di categoria, è l’unico modo per scrivere una legge davvero efficace. Dobbiamo trovare un punto di sintesi alto tra lo sviluppo sostenibile e la tutela del paesaggio, prestando una cura speciale per tutte le aree più esposte come la Valle del Fortore, il Molise centrale e il Basso Molise, dove oggi si concentra il maggior numero di impianti, talvolta persino sulle medesime particelle.»
Il quadro istituzionale è stato completato dagli interventi del Presidente del Consiglio Regionale, Quintino Pallante, che ha rivendicato il ruolo dell’Assemblea come luogo primario di sintesi democratica, e del consigliere delegato Andrea Di Lucente, che ha ricordato come il percorso normativo nasca dal territorio per dare attuazione alle direttive statali garantendo equilibrio tra crescita e tutela.
Il confronto si è arricchito delle esperienze di altre Regioni: Paolo Calvano (capogruppo PD Emilia-Romagna) ha illustrato l’efficacia dei tetti all’occupazione del suolo agricolo e dell’agrivoltaico di qualità, mentre la Dott.ssa Francesca De Falco ha portato l’esempio della Campania, dove la digitalizzazione e l’Anagrafe FER hanno azzerato gli arretrati e generato occupazione giovanile.
Sotto il profilo scientifico e giuridico, il Professor Alessandro Cioffi (Università degli Studi del Molise) ha illustrato l’impianto del testo basato sui principi costituzionali e sul criterio europeo DNSH (Do No Significant Harm), che predilige siti dismessi e patrimonio pubblico inutilizzato, vietando gli impianti nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico.
Un contributo di primissimo piano è giunto dai rappresentanti di Legambiente. Tra questi, il Presidente Nazionale Stefano Ciafani ha richiamato la Regione a una visione strategica e non difensiva: «La transizione energetica non va subita ma guidata con coraggio. Il passaggio ai prezzi zonali dell’energia e la spinta sulle fonti pulite rappresentano un’opportunità irripetibile per il Mezzogiorno e per il Molise, che possono trasformarsi in un polo d’attrazione per investimenti trasformativi e nuove professioni ambientali, evitando posizioni di blocco che rischiano solo di isolare il territorio.»
Sempre per Legambiente, la Responsabile Nazionale Energia Katiuscia Eroe ha ricordato che le aree idonee servono a velocizzare le autorizzazioni senza bloccare l’iter ordinario altrove, evidenziando la necessità di guardare agli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, 2040 e 2050 per abbattere i costi in bolletta. Il Presidente regionale di Legambiente, Andrea De Marco, ha sollecitato il superamento dei “no” ideologici a eolico e pompaggi e chiesto una specifica correzione sulla norma relativa alle aree contigue ai parchi, evitando che un’eccessiva rigidità arrivi a bloccare persino l’installazione dei piccoli impianti fotovoltaici sui tetti delle abitazioni nei centri storici dei piccoli Comuni.
Agricoltura, imprese ed enti locali
Il consigliere regionale dem Vittorino Facciolla ha posto l’accento sulla salvaguardia delle vocazioni territoriali: «Sosteniamo con convinzione la rotta della transizione energetica, ma questo processo non può tradursi in un’occupazione incontrollata del territorio. Il Molise è già estremamente vicino al raggiungimento dei target nazionali. Dobbiamo proteggere i nostri suoli agricoli di pregio e le aree più vulnerabili, a partire dal Basso Molise, già gravato da una forte concentrazione di infrastrutture. La politica ha il dovere di fissare regole certe e trasparenti, indicando chiaramente dove sia possibile investire per dare certezze alle imprese ed evitare anni di contenziosi burocratici.»
Dal mondo produttivo è arrivato un richiamo forte alla concretezza. Vittorio Porfido (Presidente Coldiretti Giovani Molise) ha ribadito la ferma contrarietà al fotovoltaico a terra sui terreni fertili, aprendo all’agrivoltaico avanzato e all’uso dei tetti. Per Confindustria, Vincenzo Longobardi ha lanciato l’allarme sui costi energetici per le aziende (fino a 5 volte superiori ai concorrenti esteri), definendo le rinnovabili il “petrolio del Mezzogiorno” ma denunciando i drammatici ritardi della burocrazia e delle reti di allaccio (oltre 800 giorni).
Sul fronte degli Enti Locali, il Presidente della Provincia di Campobasso e Sindaco di Larino, Pino Puchetti, ha denunciato la concentrazione speculativa nel Basso Molise, chiedendo a Terna una rete distribuita e tetti percentuali chiari per non scaricare i controlli sui Comuni. Determinante anche l’apporto di Giovanni Sardella (Vicepresidente Italia Nostra e funzionario ARPA Molise), che ha segnalato il grave sottorganico degli enti preposti ai controlli e alle autorizzazioni (ARPA, Regione e Soprintendenze), sollecitando una governance reale che tuteli attivamente il paesaggio, il patrimonio culturale e la vocazione turistica.
Il dibattito ha confermato la volontà comune di spingere sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), prevedere garanzie fideiussorie per il ripristino dei luoghi a fine vita degli impianti, e ampliare la gamma delle aree idonee “a impatto zero” (come coperture di strutture esistenti, tetti e superfici già compromise) per liberare energia pulita senza consumare suolo agricolo.
«I lavori non si fermano qui – conclude Micaela Fanelli – Torneremo presto su questi temi per promuovere ulteriori momenti di dibattito e confronto con le comunità. Tutto il materiale e le proposte emerse durante questa giornata saranno tradotti in precisi emendamenti alla legge, qualora se ne ravvisi la necessità nel prosieguo dell’iter consiliare. Nel frattempo, in sede tecnica, il Professor Cioffi sta proseguendo l’elaborazione di un testo aggiornato che includa già le osservazioni pervenute dal territorio. L’obiettivo è consentire al Molise, dopo le quattro Regioni che hanno già legiferato, di diventare la quinta regione d’Italia a dotarsi di una legge sulle aree idonee moderna, equilibrata e condivisa.»





