Si è svolta nella mattinata odierna, presieduta dalla vicepresidente Stefania Passarelli, la seduta solenne n. 23/2026 del Consiglio Regionale del Molise, convocata in occasione della Giornata della Memoria e per la commemorazione delle vittime del sisma del 2002.
La celebrazione si inserisce nel quadro delle iniziative previste dalla Legge Regionale 12 novembre 2003, n. 29, che individua nella data del 31 ottobre la ricorrenza annuale per fare memoria del crollo della scuola “Francesco Jovine” di San Giuliano di Puglia, nel quale persero la vita ventisette alunni e la loro docente.
In apertura dei lavori, la vicepresidente Passarelli ha ribadito il valore civile della solenne adunanza dell’Assemblea legislativa, richiamando l’impegno costante dell’Istituzione sui temi cardine della prevenzione del rischio sismico, del rafforzamento della protezione civile, della sicurezza degli edifici scolastici e della tutela dell’infanzia.
Prima di cedere la parola al consigliere Raimondo Fabrizio, per la maggioranza, al consigliere Andrea Greco, per le minoranze, e al presidente della Giunta Regionale, Francesco Roberti, per le conclusioni, la vicepresidente dell’Assemblea ha invitato i presenti a un momento di raccoglimento. L’Assise si è levata in piedi rispondendo “presente” alla lettura dei nomi dei ventisette bambini e della maestra deceduti alle ore 11:32 del 31 ottobre 2002.

Intervento della Vicepresidente Stefania Passarelli
“Colleghi,
com’è noto, la legge regionale n. 29 del 12 novembre 2003 ha istituito la Giornata della Memoria nella ricorrenza del tragico crollo della scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia, in cui persero la vita ventisette bambini e la loro maestra.
Quella norma, fortemente voluta dall’intero Consiglio, stabilisce che in questa data l’Assemblea legislativa regionale si riunisca in seduta solenne per riflettere e approfondire i temi legati a quell’evento: la protezione civile, la prevenzione, la sicurezza e la tutela dell’infanzia.
La scossa sismica che alle ore 11:32 investì gran parte del Molise, provocando la tragedia di San Giuliano di Puglia, non si limitò a spezzare le vite di quei piccoli e della loro insegnante. Segnò per sempre la vita delle loro famiglie e segnò profondamente ogni cittadino di quella comunità e dell’intera regione.
Come tutti ricorderete colleghi, le immagini diffuse dai media scossero l’Italia intera, suscitando un’immediata e straordinaria gara di solidarietà.
In quel momento, ognuno di noi si sentì legato idealmente alla mente e al cuore di ciascuno congiunto di quelle vittime.
Tutti abbiamo portato dentro il peso insopportabile di ogni vita spezzata estratta dalle macerie. E ciascuno di noi, nell’intimità della propria coscienza e nell’esercizio delle proprie responsabilità, ha stretto un patto solenne: fare tutto il possibile affinché un dolore così devastante non debba mai più colpire una famiglia.
Quei drammatici eventi sono ormai parte integrante della storia del Molise e della nazione. Quel dolore assoluto, che lo scrittore Ugo Riccarelli definì “perfetto” in un suo celebre romanzo, non può e non deve rimanere un dramma sterile. Abbiamo il dovere di trasformarlo — attraverso il ricordo e la trasmissione della memoria alle future generazioni — in un insegnamento civile e umano.
Un insegnamento, colleghi, che ci impegni a garantire, sul piano politico, economico e strutturale, che ogni luogo pubblico — e in primo luogo le scuole, dove custodiamo il bene più prezioso della nostra comunità, i nostri figli — sia davvero sicuro e protetto.
Solo così la storia si fa memoria: non solo rendendo onore a chi non c’è più, ma dando un senso profondo a quel soffrire, trasformandolo nel pilastro di una rinnovata e concreta cultura della sicurezza e della protezione civile.
Ora, colleghi, prima di dare la parola al consigliere Raimondo Fabrizio, poi al consigliere Andrea Greco e, successivamente, al Presidente della Giunta per l’attuazione della legge e la commemorazione di questa Giornata, vi invito ad alzarvi in piedi e ad accompagnare l’evocazione dei nomi dei ventisette bambini e della loro maestra con un “presente”.
Un gesto tanto semplice quanto eloquente, per testimoniare quanto il loro ricordo sia vivo nel cuore e nella mente di ogni cittadino molisano che noi su questi scranni abbiamo l’onore di rappresentare.
Antonio Astore – Antonella Borrelli – Michela Buonagurio – Maria Colantuono – Melissa De Lisio – Sergio Di Cera – Antonio Di Renzo – Maria Di Renzo – Lorenzo Francario – Luca Iacurto – Paolo Romano Iacurto – Valentina Ianiri – Domenico Lafratta – Morena Morelli – Gianni Nardelli – Giovanna Nardelli – Luigi Occhionero – Luigi Petacciato – Maria Celeste Picanza – Raffaele Picanza – Valentina Picanza – Gianmaria Riggio – Luca Riggio – Giovanna Ritucci – Costanza Serrecchia – Martina Vassalli – Umberto Visconti e, in ultimo la maestra Carmela Ciniglio.”

Consigliere Raimondo Fabrizio
“Presidente Pallante, Colleghi,
in questa giornata, che rappresenta uno dei momenti più drammatici della giovane storia della nostra regione, il Consiglio regionale è chiamato a fare memoria delle sofferenze e dei lutti causati dal tragico evento del 31 ottobre 2002, nel quale persero la vita 27 bambini e la loro maestra, all’interno di una scuola: il luogo che più di ogni altro avrebbe dovuto custodirli, proteggerli e accompagnarli nella crescita.
Nel Giornata della Memoria il nostro primo pensiero va alle famiglie delle vittime, alle quali rinnoviamo la vicinanza e l’abbraccio delle istituzioni. A loro la Regione deve non soltanto la condivisione di un dolore che il tempo non può cancellare, ma anche la certezza di un impegno concreto ed instancabile.
Infatti, questa ricorrenza ci impone una riflessione profonda sul valore della responsabilità pubblica che deve essere incentrata e comunque seguire il principio inderogabile della sicurezza dei cittadini, ed in particolare dei più giovani, anzi deve essere la priorità assoluta dell’azione amministrativa.
Garantire la solidità e l’adeguatezza dei nostri difici scolastici è un contratto sociale, un imperativo etico. La scuola è l’istituzione in cui si formano i cittadini del domani ed il luogo in cui le famiglie devono poter affidare i propri figli con assoluta serenità. Proteggere quei luoghi vuol dire proteggere il futuro stesso della nostra Regione
Come governo regionale abbiamo investito risorse importanti, in particolare per le scuole, realizzando nuovi edifici e garantendo servizi di supporto a studenti e insegnanti. Abbiamo puntato sul potenziamento e sull’ampliamento del trasporto pubblico, collaborando con i Comuni per finanziare opere viarie e l’acquisto di nuovi autobus e scuolabus. La sicurezza è un concetto ampio, che abbraccia molti settori e diverse azioni programmatiche.
In quest’ottica, un ruolo centrale spetta all’innovazione e alla riorganizzazione della Protezione Civile regionale. Dobbiamo renderla sempre più pronta ad affrontare le sfide del clima e della tutela del territorio. Cultura della sicurezza significa prevenire, ma anche agire con tempestività, professionalità ed efficacia in ogni angolo del Molise e in qualsiasi situazione critica. Significa fare rete con la Protezione Civile nazionale e locale, con le associazioni di volontariato e con i singoli cittadini. E significa, infine, diffondere nelle scuole il senso di responsabilità verso la comunità e l’ambiente.
Molto è stato fatto in questi anni per adeguare il nostro sistema di protezione civile, ma molto resta da fare per creare un servizio davvero dinamico, moderno e incisivo. Oltre ai mezzi e alle risorse finanziarie, serve la capacità di far sentire ogni operatore — a livello nazionale, regionale e comunale — protagonista di un grande atto di solidarietà sociale. Dobbiamo realizzare quello che Paolo VI definiva il “bene di tutti”: una solidarietà che non è un facoltativo dovere morale, ma un vero e proprio principio giuridico che tiene unita la nostra convivenza democratica.
Nel rinnovare il nostro omaggio a chi non c’è più, confermiamo oggi l’impegno formale della Regione a vigilare, investire e operare affinché simili tragedie non si ripetano mai più-
La memoria di San Giuliano di Puglia deve continuare a tradursi in azione quotidiana, rigore amministrativo e cultura della prevenzione. Solo così potremo onorare degnamente il sacrificio di chi abbiamo perduto.”

Intervento del Consigliere Andrea Greco
“Signor Presidente, colleghi consiglieri,
ci sono date che il calendario registra e date che il cuore custodisce. Dal 2002 il Molise intero conserva nella mente e custodisce nel cuore il 31 ottobre, giorno della tragedia di San Giuliano e ora nostra Giornata della Memoria.
Sono passati 24 anni. Il tempo ha cambiato volti, strade, case. Il dolore ha trovato posto nella vita di un’intera comunità e lì è rimasto, presente ogni giorno anche quando nessuno ne parla.
Erano le 11.32 di una mattina d’autunno. In una classe si faceva lezione. C’era una maestra, che teneva insieme i suoi bambini con la pazienza e la dolcezza del suo mestiere. Ventisette bambine e bambini avevano davanti a sé una giornata come tante, le lezioni, il pranzo, i compiti, i giochi del pomeriggio. Nessuno poteva immaginare che quella giornata sarebbe rimasta incompiuta.
In tutto 28 nomi, 28 vite spezzate. 28 storie interrotte, 28 posti rimasti vuoti attorno al tavolo.
28 luci che il buio di quella mattina ha spento, ma che la comunità ha riacceso nel ricordo.
Genitori, nonni, fratelli e sorelle, che hanno dovuto imparare ad accettare assenza al posto della presenza di ogni giorno e che davanti alla scomparsa delle persone che più amano al mondo hanno reso il loro dolore silenzioso una voce forte che parla alle coscienze di tutti.
Ma oggi, pensando ai 27 angeli di San Giuliano e alla loro maestra, desidero rivolgermi ai compagni di classe di quei bambini, oggi donne e uomini con un lavoro, una famiglia, dei progetti.
A loro faccio un augurio sincero. Vi auguro una vita piena in ogni sua stagione, perché la pienezza delle vostre giornate è il modo più bello di onorare chi ha diviso con voi quei banchi.
San Giuliano ha attraversato l’indicibile e ha scelto di ripartire quasi da zero. Lo ha fatto con la testardaggine gentile di chi sa che un paese vive finché c’è qualcuno che lo abita, lo racconta e lo ama.
Allo stesso tempo il dolore di quella comunità, come dicevo, interroga ogni giorno ciascuno di noi e pone domande alle istituzioni.
Una scuola è un patto: le famiglie affidano ciò che hanno di più caro e lo Stato promette protezione in cambio. Quel patto, il 31 ottobre 2002, è stato spezzato.
La giustizia ha fatto il suo corso, ma la politica deve continuare a chiedersi se quello stesso Stato e le sue diramazioni territoriali facciano ogni giorno tutto il possibile per impedire il ripetersi di una simile tragedia.
Certo, San Giuliano ha impartito una lezione che oggi appartiene a tutta l’Italia: da quel crollo è nata una nuova mappa nazionale del rischio sismico, una conquista pagata a un prezzo che nessuno avrebbe mai voluto versare.
Tuttavia non basta. La sicurezza delle nostre scuole non deve mai bastarci.
A chi siede oggi in questi banchi spetta il compito di vigilare e di sostenere chi opera sul territorio, perché le verifiche su ciascun edificio scolastico siano puntuali, gli adeguamenti sismici reali e in tempi certi, l’anagrafe dell’edilizia scolastica sempre aggiornata, i fondi spesi fino all’ultimo euro.
Perché ogni cantiere che si apre in una scuola, ogni collaudo superato è una promessa mantenuta per il bene di tutti.
Perché ogni volta che una bambina o un bambino varca la soglia di una scuola sicura, in qualsiasi angolo del Paese, rispettiamo la sofferenza di tante famiglie e onoriamo la memoria di chi non c’è più.
E io, come sono convinto tutti voi, voglio continuare a poter guardare negli occhi la gente di San Giuliano con la certezza di aver fatto il mio dovere per poi abbassare lo sguardo con l’umiltà di chi comunque non può comprendere l’incomprensibile.
In questi giorni, sapete, ho riflettuto sul fatto che ricordare è anche un atto di presenza:
finché qualcuno pronuncia un nome, ne ricorda il sorriso, quella persona resta tra noi. Per questo, oggi come ogni giorno, il nostro compito è lavorare, vigilare e ricordare, affinché ciò che è stato non si ripeta.
Un abbraccio forte a tutta la comunità di San Giuliano.”

Intervento del Presidente della Giunta regionale Francesco Roberti
“Signor Presidente del Consiglio regionale,
colleghi Consiglieri,
cittadini molisani
Ci sono date che entrano nella storia di ognuno noi. Avvenimenti che restano indelebili nella vita di tutti. Il 31 ottobre 2002 è una di queste. Tutti ricordano il proprio attimo di vita di quella tragica mattina. Della pagina più triste del nostro Molise.
Sono trascorsi ventiquattro anni da quella mattina in cui, alle 11.32, la terra tremò e il Molise si ritrovò improvvisamente davanti a una tragedia che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.
Ventisette bambini e la loro maestra, Carmela Ciniglio, persero la vita sotto le macerie della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia.
Ventotto vite spezzate. Ventotto storie interrotte. Ventotto assenze che continuano a vivere nel cuore delle loro famiglie e nella coscienza della nostra comunità.
Quei bambini oggi sarebbero adulti e, probabilmente, sarebbero diventati loro stesso padri e madri. Purtroppo, però, non sapremo mai chi sarebbero diventati.
Ed è forse questo uno dei pensieri più dolorosi che ci accompagna ogni 31 ottobre: abbiamo perso, troppo presto, il futuro delle loro vite.
Oggi, a ventiquattro anni di distanza, credo che il nostro compito sia proprio quello di parlare di futuro. Perché il ricordo, da solo, non basta.
Non basta ritrovarci ogni anno, pronunciare parole di cordoglio, partecipare alle commemorazioni e poi tornare alla quotidianità.
La memoria ha un significato profondo soltanto quando riesce a incidere sulle nostre scelte, sui nostri comportamenti, sulle responsabilità che ciascuno di noi è chiamato ad assumersi.
E chi rappresenta le istituzioni ha una responsabilità ancora maggiore.
La tragedia di San Giuliano di Puglia ha cambiato il Molise e ha lasciato una eredità per tutto il Paese: è cambiato l’approccio con cui si guarda alla sicurezza degli edifici scolastici e alla prevenzione del rischio sismico.
La tragedia e il dolore di San Giuliano di Puglia hanno generato una nuova consapevolezza e una maggiore responsabilità.
Credevamo, fino al 31 ottobre 2002, che la scuola fosse il luogo più sicuro in cui lasciare i nostri figli, per garantirgli il loro futuro. Probabilmente, non fu fatto abbastanza e, così, quella lezione non è stata dimenticata da nessuno.
La sicurezza delle scuole, degli edifici pubblici, delle abitazioni e delle infrastrutture non può essere affrontata soltanto dopo una tragedia o un’emergenza, ma deve essere la priorità quotidiana, attraverso programmazione, prevenzione, investimenti mirati e, soprattutto, dalla capacità e lungimiranza delle istituzioni di intervenire prima che la tragedia accada.
E proprio perché oggi vogliamo guardare al futuro, abbiamo anche il dovere di parlare con chiarezza del percorso di ricostruzione avviato dopo il terremoto del 2002.
Un percorso lungo, complesso, che ha attraversato amministrazioni, difficoltà economiche, procedure e cambiamenti normativi.
Molto è stato fatto, ma non tutto è stato completato.
I dati aggiornati a questa settimana ci dicono che:
Nell’ambito degli interventi finanziati con la delibera CIPE 62 del 2011, sono stati finanziati 1.185 lavori: 969 già formalmente chiusi e altri che, a breve, saranno completati. Sono stati liquidati interventi per oltre 300 milioni di euro
Ulteriori opere sono state sostenute extra CIPE, attraverso i decreti commissariali, con 423 interventi conclusi sui 488 finanziati.
Sono numeri che raccontano il lavoro svolto, l’impegno delle amministrazioni, dei tecnici, degli enti locali e di quanti, in questi anni, hanno contribuito a restituire sicurezza e normalità ai territori colpiti.
Ma quei numeri ci dicono anche che la ricostruzione del terremoto del 2002 non può ancora considerarsi definitivamente conclusa. Lo sarà nei primi mesi del 2027.
Dietro ogni intervento, dietro ogni euro speso, per 24 anni, ci sono state aspettative delle comunità e delle persone, necessità dei residenti e il diritto dei cittadini a vedere completato il percorso della ricostruzione.
La Regione Molise, attraverso l’Agenzia Regionale per la Ricostruzione Post-Sisma, sta lavorando per accompagnare gli enti attuatori verso la conclusione degli interventi.
Anche i più recenti provvedimenti, che consentono, in presenza delle condizioni previste, ulteriori differimenti dei termini di ultimazione dei lavori, rispondono all’esigenza di non disperdere risorse e di permettere il completamento delle opere.
Ma dobbiamo essere chiari: questa ulteriore proroga deve rappresentare uno strumento per arrivare alla conclusione dei lavori.
Il nostro obiettivo deve essere quello di chiudere questa lunga stagione della ricostruzione, dando risposte definitive alle comunità e utilizzando fino in fondo le risorse disponibili.
Ricostruire, infatti, significa ridare vita agli edifici, restituire fiducia alle comunità e prospettiva a ogni singolo territorio.
Noi, per guardare al futuro, dobbiamo confrontarci, quotidianamente, con la fragilità del territorio, con lo spopolamento dei piccoli centri, con la necessità di garantire servizi essenziali e opportunità alle nuove generazioni.
La sicurezza, la qualità delle scuole, la tutela del territorio e la capacità di costruire condizioni di vita migliori non sono questioni separate, sono parti di un unico obiettivo: consentire al Molise di immaginare il proprio domani.
Ed è questo, a mio avviso, il messaggio più attuale che possiamo raccogliere dalla tragedia di San Giuliano di Puglia.
Non possiamo restituire alle loro famiglie i bambini che non ci sono più.
Non possiamo cancellare il dolore di quei genitori, dei fratelli, dei familiari, né quello di un’intera comunità che, da quella mattina, porta dentro di sé un’assenza impossibile da colmare.
Possiamo, però, fare in modo che quella tragedia continui a insegnarci qualcosa.
Possiamo lavorare affinché ogni bambino che entra in una scuola lo faccia in un ambiente sicuro.
Possiamo investire nella prevenzione anziché limitarci a intervenire nelle emergenze.
Possiamo impegnarci a completare ciò che è ancora incompiuto.
Possiamo dimostrare che le istituzioni sono capaci di assumersi le proprie responsabilità, anche quando le questioni sono difficili e si trascinano da decenni.
Oggi il nostro pensiero va innanzitutto alle famiglie delle vittime.
A quei genitori che hanno trasformato un dolore immenso in una testimonianza di dignità, coraggio e impegno civile.
A San Giuliano di Puglia, una comunità che ha saputo rialzarsi senza dimenticare.
E a tutte le comunità molisane che hanno vissuto le conseguenze di quel terremoto.
A loro dobbiamo rispetto, vicinanza e, soprattutto, fatti.
In conclusione. Tra un anno sarà un quarto di secolo da quella immane tragedia.
Il 31 ottobre 2002 ci ha insegnato, nel modo più doloroso, quanto possa essere fragile il futuro.
Il nostro compito, oggi, è fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché quel futuro sia più sicuro.
È questo l’impegno che, come Presidente della Regione Molise, sento di rinnovare davanti a quest’Aula, alle famiglie delle vittime e a tutti i cittadini molisani.
Con rispetto, con commozione e con la consapevolezza che ci sono responsabilità che non si esauriscono con il passare degli anni.
La memoria ci affida un dovere. Il futuro ci chiede di rispettarlo.”





