Ore 12. La comunità di Guardialfiera è ancora scossa per la tragica morte del 63enne Felice Fratamico, ucciso da un colpo di fucile nel pomeriggio di ieri durante una battuta di caccia al cinghiale in località Camarda. La salma dell’uomo è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, il magistrato ha disposto l’autopsia – che sarà eseguita la prossima settimana – per avere maggiori informazioni sulle cause del decesso e sulla direzione da cui proveniva il colpo risultato evidentemente fatale al cacciatore. I Carabinieri della Compagnia di Larino agli ordini del Tenente Ruggiero stanno completando gli accertamenti e indagano a 360 gradi sull’episodio. Al vaglio degli inquirenti diverse ipotesi. Fratamico sarebbe stato centrato al torace verosimilmente da un colpo di fucile calibro 12 caricato a pallettone, tipicamente utilizzato nella caccia al cinghiale. L’ipotesi che al momento appare più acclarata è che il colpo fosse destinato ad una preda e che per sbaglio, a distanza, il 63enne sia finito sulla traiettoria. Tuttavia i militari non escludono niente. Anche perché, qualora fosse davvero così, al momento non ci sarebbero persone iscritte sul registro degli indagati. Chiaro che, dal momento che la Procura ha aperto un fascicolo, si cercherà di scoprire se sussistono delle responsbailità umane, anche solo di natura colposa. Responsabilità che, eventualmente, andrebbero ricercate fra i cacciatori presenti in zona durante la battuta. Fratamico non era solo ma pare fosse in compagnia di una squadra, dal momento che nella caccia al cinghiale ci si muove solitamente in gruppi. Possibile che il colpo provenisse dal cosiddetto “fuoco amico”? Forse una distrazione, un colpo già caricato e partito per sbaglio. Sarebbe però assurdo che questa fatalità non sia in qualche modo già saltata fuori. Possibile allora che il colpo provenisse da un componente di un altro gruppo? Si, se si considera che i pallettoni dei fucili in questi casi possono raggiungere distanze di decine di metri, forse una settantina. I militari non escludono neanche che possa essersi trattato di un colpo partito dal fucile della vittima. Alcuni anni fa, in Molise, un cacciatore restò ucciso durante una caduta lungo una pendenza, dal fucile già caricato partì un colpo che raggiunse l’uomo alla gamba, ferendolo mortalmente all’arteria femorale. Sono tutte possibilità che stanno valutando gli inquirenti, che ricostruiranno l’esatta dinamica grazie alle testimonianze raccolte, all’esito dell’autopsia e ai successivi riscontri. Intanto il paese piange il proprio compaesano, un uomo da poco andato in pensione e attivo nel volontariato. Il 63enne si era “arruolato” come guardia volontaria, diventando un Nonno Vigile su cui fare affidamento. La caccia era una passione che curava da esperto insieme ad amici altrettanto esperti. E sapeva bene che una leggerezza in questa attività non è ammissibile.
venerdì 25 Settembre 2026 - 12:43:18 AM
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