“Chi nasce e cresce in Italia non può pretendere i diritti garantiti dallo Stato e, nello stesso tempo, disprezzarne le istituzioni e combattere chi è chiamato a far rispettare la legge”.
A sostenerlo è Giovanni Muccio di Lega Molise che condanna i disordini e gli atti di vandalismo registratisi a Milano.
“Il fenomeno dei cosiddetti maranza, soprattutto quando si manifesta attraverso atteggiamenti di arroganza, intimidazione, violenza e ostilità verso le Forze dell’Ordine, non può più essere liquidato come una semplice moda giovanile. È una questione che riguarda la sicurezza pubblica, l’educazione, il senso di appartenenza e, soprattutto, il rispetto delle regole della convivenza civile.
Gli scontri con le Forze dell’Ordine e i saccheggi verificatisi in questi giorni, con la presenza di gruppi di giovani riconducibili a tale fenomeno, impongono una riflessione seria. Quando le strade diventano teatro di violenze, gli agenti vengono aggrediti e le attività commerciali vengono devastate, non siamo di fronte a una legittima manifestazione di dissenso, ma a comportamenti che devono essere accertati e, laddove costituiscano reato, perseguiti con fermezza.
Chi disprezza lo Stato in cui è nato e cresciuto rinnega una parte della propria responsabilità verso la comunità di cui fa parte.
Nascere in Italia non significa dover condividere ogni scelta politica o rinunciare alle proprie origini. Significa, però, comprendere che i diritti e le libertà garantiti dalla nostra democrazia si accompagnano a doveri precisi: rispettare le leggi, le istituzioni e gli altri cittadini.
Ciò vale anche per quei giovani figli di immigrati che, pur essendo nati e cresciuti nel nostro Paese, scelgono di manifestare disprezzo verso le istituzioni italiane o, nei casi più gravi, di contrapporsi con la violenza alle Forze dell’Ordine. Le origini familiari non sono una colpa e non possono costituire motivo di discriminazione; allo stesso tempo, non possono diventare un alibi per giustificare comportamenti illegali o un rifiuto delle regole comuni.
Non si può pretendere protezione senza riconoscere l’autorità della legge, invocare diritti senza accettare i doveri e rivendicare libertà mentre si calpestano quelle degli altri.
La vera appartenenza non si misura soltanto con il luogo di nascita o con le origini familiari. Si dimostra attraverso le azioni, il rispetto della comunità e la volontà di contribuire al bene comune. Chi cresce in Italia ha la possibilità di studiare, lavorare, costruire il proprio futuro e vivere in una società democratica. Proprio per questo, il rispetto delle istituzioni e delle regole non può essere considerato un optional.
La questione è anche sociale ed educativa. Famiglie, scuola e istituzioni devono collaborare affinché i giovani comprendano il valore della responsabilità, del rispetto reciproco e della convivenza civile. Ma prevenzione e recupero non possono sostituire la risposta della giustizia quando vengono commessi reati. Il disagio può essere compreso e affrontato; la violenza non può essere giustificata.
Per questo chiediamo politiche di sicurezza incisive, maggiore tutela per chi indossa una divisa, accertamento delle responsabilità e pene severe, certe e proporzionate alla gravità dei reati, con particolare attenzione alle condotte violente e alla recidiva. Chi aggredisce gli agenti, saccheggia negozi o devasta beni pubblici e privati deve rispondere delle proprie azioni secondo la legge.
Non si tratta di invocare uno Stato autoritario. Si tratta di pretendere uno Stato democratico autorevole, capace di far rispettare le regole, proteggere i cittadini onesti e impedire che la prepotenza di pochi limiti la libertà di tutti.
La libertà senza responsabilità diventa prepotenza. I diritti senza doveri diventano pretese. L’appartenenza senza rispetto rimane soltanto una parola vuota.
L’Italia può essere criticata, contestata e migliorata. È questo il significato della libertà democratica. Ma chi vuole cambiare il Paese deve farlo attraverso il confronto civile, non attraverso la devastazione, l’intimidazione o lo scontro violento con le istituzioni.
Come Dipartimento Sicurezza e Immigrazione della Lega Molise, ribadiamo un principio chiaro, nessuna discriminazione verso chi proviene da altre culture, ma nessuna indulgenza verso chi sceglie la violenza e il disprezzo della legalità. L’integrazione richiede diritti e opportunità, ma anche rispetto delle leggi, responsabilità personale e riconoscimento dei principi fondamentali della convivenza civile.
Uno Stato forte non è quello che discrimina o reprime arbitrariamente. È quello che applica le regole a tutti, senza privilegi e senza eccezioni, e che non abbandona i cittadini alla paura.
L’Italia non chiede a nessuno di rinnegare le proprie radici. Chiede a tutti di rispettare la propria casa comune.
A quei maranza che trasformano la prepotenza in un’identità e lo scontro con le Forze dell’Ordine in un motivo di vanto rivolgiamo un messaggio inequivocabile: la società non è tenuta a tollerare la violenza, le istituzioni non devono arretrare davanti alle intimidazioni e i cittadini hanno diritto alla sicurezza.
Perché il bene della collettività viene prima della prepotenza dei singoli. Perché nessuno è al di sopra della legge. Perché l’Italia merita rispetto.”
martedì 20 Ottobre 2026 - 02:35:44 PM
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