Il trapianto di midollo osseo/cellule staminali emopoietiche è da molti anni una procedura in grado di guarire molti pazienti adulti e bambini affetti da un numero sempre crescente di patologie che vanno dalle leucemie acute, alle aplasie midollari, immunodeficienze, emoglobinopatie alle malattie congenite del metabolismo. Negli ultimi anni le scienza medica ha fatto ulteriori progressi in questo ambito. L’argomento è stato affrontato giovedì 1 giugno nel corso del meeting promosso dalla Fondazione “Giovanni Paolo II” in collaborazione con l’Admo Molise. Tra i relatori intervenuti spicca sicuramente il professor Andrea Bacigalupo, luminare di fama mondiale, che è considerato dalla Comunità scientifica considerato uno dei massimi esperti internazionali del settore. Ecco l’intervista realizzata dall’ufficio stampa della Fondazione:
Professor Bacigalupo, qui a Campobasso per parlare di trapianti e donazioni…
“Oggi parleremo di trapianti, cellule staminali e donazioni. I protagonisti sono il donatore da un lato, il paziente dall’altro. Poi ci sono altri attori importanti: tutti quelli che lavorano per raggiungere questo obiettivo. Il trapianto è una procedura complessa, ma anche molto bella, perché l’aspetto medico, tecnico, diventa un tutt’uno con il lato umano. Questo tipo di donazione è sicuramente la forma più “nobile” che possa esistere: “offrire” una parte di sè agli altri. Il rischio è pressoché minimo e si può davvero salvare la vita ad una persona. Nel determinare il successo di questa procedura, che nel mondo viene eseguita su 50mila pazienti l’anno, assumono un ruolo cruciale anche le associazioni di donatori. Un’attività importante di grande impatto medico, scientifico ed umano“.
Com’è il cambiato il modo di effettuare i trapianti?
“Abbiamo cambiato le modalità di raccolta delle cellule staminali, che possono essere effettuate non solo dal midollo osseo, ma anche dal sangue periferico e dal cordone ombelicale, sono state modificate le modalità di preparazione e profilassi dei pazienti, riducendo al minimo le possibili complicanze immunologiche“.
Lei collabora stabilmente anche la Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso.
“Assolutamente si, sono stato qui nel 2015 per diverso tempo. Stiamo lavorando insieme al Centro Trasfusionale per riprendere l’attività in modo ancora più efficace. Mi auguro di poter tornare presto a dare il mio contributo per realizzare un polo medico che si possa occupare in modo specifico di questa attività“.
mercoledì 4 Marzo 2026 - 12:18:16 PM
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