Si è svolto ieri sera, presso lo Spazio Sfuso JUST MÒ, l’incontro “Lavoro e Sviluppo in un Mondo Instabile: Scenari per l’Italia e il Molise”, promosso dalla Federazione Medio Molise del Partito Democratico. L’evento ha rappresentato un’occasione di analisi multidisciplinare di altissimo profilo, volta a costruire una visione strategica che sottragga la regione alla marginalità, puntando sulla forza delle competenze, della sostenibilità e di un nuovo protagonismo politico.
Il dibattito, moderato dal Segretario della Federazione Salvatore Tronca e introdotto dal Presidente Gustavo De Francesco, ha visto la partecipazione di esperti, esponenti politici, amministratori locali e dell’associazionismo, che hanno incrociato scenari geopolitici e criticità strutturali del territorio molisano.
Nell’intervento di apertura, Andrea Ferrazzi (ASVIS) ha proposto una riflessione di ampio respiro, definendo la sostenibilità come l’unica “deriva” — la pinna stabilizzatrice di una barca a vela — capace di mantenere la rotta in un sistema economico scosso dai venti dei nuovi imperialismi. Ferrazzi ha analizzato il passaggio dal mondo bipolare a quello apolare, mettendo in guardia contro modelli predatori: da quello muscolare di Putin e Trump a quello più sottile e strategico di Xi Jinping. “Questi modelli ignorano la tutela delle risorse e delle persone – ha affermato – ed è qui che l’Italia deve rispondere con la forza dei suoi nuovi principi costituzionali”. Il richiamo agli articoli 9 e 41 della Costituzione è stato centrale: oggi la Repubblica non solo tutela l’ambiente, ma pone la salute e l’ecosistema come limiti invalicabili all’attività economica. Ferrazzi ha quindi lanciato una sfida culturale: “Dobbiamo superare la dittatura del PIL come unico indicatore e abbracciare il sistema del BES (Benessere Equo e Sostenibile), l’unica vera metrica che misuri la qualità della vita delle future generazioni”.

Il cuore dell’analisi territoriale è stato affidato ai docenti dell’Università degli Studi del Molise, che hanno offerto una fotografia rigorosa del divario economico. Il prpfessore Giuliano Resce ha proposto un esame critico sull’efficacia dei fondi strutturali e del PNRR, evidenziando un paradosso: i massicci trasferimenti monetari verso il Mezzogiorno non sono riusciti, storicamente, a colmare il gap con il Nord. La tesi di Resce è netta: “I fondi non bastano se non si passa da un’economia di pura sussistenza a una politica capace di generare sviluppo autonomo”. La sfida per il Molise è dunque trasformare le risorse finanziarie in progetti di sistema che creino valore aggiunto reale e occupazione stabile, evitando che la ricchezza “scivoli via” dal territorio senza generare radicamento.
Fabrizio Nocera ha arricchito il quadro con una prospettiva storica e sociale, concentrandosi sulla “ferita” dello spopolamento. Nocera ha ribadito che il declino demografico non è un destino ineluttabile, ma l’esito di una carenza di politiche attive sul capitale umano. Investire sulla formazione e sul lavoro non è più solo un obiettivo economico, ma una necessità sociale per garantire il “diritto a restare”. Senza servizi adeguati e opportunità concrete, la scelta di abitare in Molise rischia di essere percepita come un atto di sacrificio, mentre deve tornare a essere una possibilità di vita piena e dignitosa.
Nel corso del suo intervento la consigliera regionale PD Micaela Fanelli ha rilanciato il ruolo del lavoro femminile come unico vero argine alla crisi demografica del Molise. “I dati dimostrano che dove lavorano di più le donne, il territorio si spopola meno,” ha dichiarato Fanelli. Fanelli ha poi rivolto una dura critica alla gestione regionale, accusando l’attuale amministrazione di una “dualità di facciata” che non permette di affrontare i tagli alla sanità e il fallimento delle politiche per le aree interne. “Senza una visione chiara e risorse aggiuntive reali, rischiamo il baratro; serve una guida che non si limiti a subire le decisioni romane ma che lotti per il diritto a restare in questa terra”.
La Senatrice Valeria Valente ha tracciato un’analisi profonda sulla crisi della sovranità democratica, mettendo in guardia dai rischi di una politica che abdica al proprio ruolo decisionale. “Le politiche pubbliche oggi gestiscono solo una parte delle decisioni; troppi processi di governance sfuggono al controllo democratico,” ha osservato Valente, definendo questa tendenza una “torsione negativa” che allontana i cittadini dalla partecipazione.

Secondo la Senatrice, lo sviluppo non deve essere un processo subito passivamente, ma una scelta di campo: “Dobbiamo decidere quale modello di sviluppo vogliamo. Non possiamo lasciare che le decisioni vengano prese in luoghi opachi dove non c’è controllo. La politica deve tornare a essere democrazia e partecipazione”.
Un pilastro centrale dell’intervento di Valeria Valente è stata la riflessione sul legame tra pensiero femminile e sostenibilità. “Le donne hanno un’attenzione innata per la qualità della vita nella sua interezza e per l’etica della cura – ha spiegato la Senatrice, sottolineando come l’approccio femminile sia meno legato a logiche di profitto immediato e più attento alla protezione delle risorse e delle persone.
Valente ha inoltre evidenziato le barriere strutturali che ancora frenano l’emancipazione: “Nel Mezzogiorno e nelle aree interne, la mancanza di welfare e di servizi come i trasporti e la sanità ricade interamente sulle donne, impedendo loro di scalare la piramide professionale e politica”. Il cambiamento, secondo Valente, passa per una “disomologazione” dai modelli maschili: non basta occupare spazi di potere, occorre sfidare le regole di un modello economico storicamente costruito senza le donne e per fini diversi dal benessere collettivo.
La serata è stata animata da un vivace dibattito che ha visto numerosi interventi di cittadini, amministratori e professionisti. È emersa una richiesta chiara: la politica deve tornare a essere studio, ascolto e visione lunga. “L’incontro di oggi dimostra che esiste ancora una forte voglia di fare politica nel senso più nobile – ha commentato il segretario di Federazione Salvatore Tronca – ovvero mettere le proprie competenze al servizio del bene comune per costruire proposte concrete di giustizia sociale”.
L’appuntamento segna una tappa fondamentale nel percorso dei tavoli tematici, laboratori aperti di partecipazione che la Federazione Medio Molise continuerà a promuovere per tradurre queste analisi in un’agenda politica tangibile e condivisa per il futuro della regione.
martedì 19 Maggio 2026 - 04:46:27 PM
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